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Brexit, l'accordo che piace all'Ue e spacca il Regno Unito

Cinque ore di riunione straordinaria di governo, per giungere a una conclusione sulla bozza di accordo per la Brexit. Alla fine, ha prevalso il parere della premier conservatrice Theresa May, con tante concessioni all'Ue, soprattutto sull'Irlanda del Nord. Ma il Partito Conservatore è spaccato e la strada è ancora lunga.

Theresa May e Jean Claude Juncker

Cinque ore di riunione straordinaria di governo, per giungere a una conclusione sulla bozza di accordo per la Brexit. Alla fine, ha prevalso il parere della premier conservatrice Theresa May, secondo la quale la bozza di accordo con Bruxelles per una uscita consensuale dall’Ue, era “il meglio che si potesse negoziare”. Ma un terzo del governo è contrario e si è trovato (politicamente) costretto a sottoscrivere. La battaglia in parlamento sarà dura, l’esito tutt’altro che scontato. E siamo solo a metà strada dal previsto divorzio fra Ue e Regno Unito.

I dieci ministri dissenzienti, più di un terzo del governo, includono anche il segretario alla Brexit Dominic Raab, su cui si vociferano dimissioni imminenti. Ha detto di aver accettato l’accordo “col cuore affranto”. Esther McVey, ministro del Lavoro, è stata l’oppositrice più accanita e più di una volta ha chiesto di mettere la decisione al voto, senza successo. Sajid Javid, ministro dell’Interno, Jeremy Hunt, ministro degli Esteri, Andrea Leadsom, leader della Camera dei Comuni, erano tutti contrari e hanno dovuto accettare a denti stretti. Nick Timothy, ex capo dello staff della May, ha commentato a botta calda su Twitter che l’accordo sulla Brexit è una “capitolazione”. Jacob Rees-Mogg, parlamentare conservatore fra i più influenti, rivale della premier, ha rincarato la dose, affermando che l’attuale bozza di accordo sia un “problema di prima grandezza” per il governo. Sia il leader dei conservatori scozzesi, sia la premier scozzese indipendentista Nicola Sturgeon, sono contrari, ma per ragioni opposte: per la Sturgeon, scegliere fra un’uscita dall’Ue “soffice” o “dura” è “come scegliere fra la padella e la brace”, perché in ogni caso la Scozia “perderebbe lo sbocco su un mercato europeo grande 8 volte quello britannico”. Secondo il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbin la bozza di accordo va “contro gli interessi nazionali” britannici, perché “non ci dà alcuna garanzia sulla futura relazione commerciale con l’Europa”.

Ma se l’accordo non piace a nessuno, perché dovrebbe passare? Perché, secondo la premier Theresa May, è l’unico che Bruxelles potrebbe accettare. Minaccia la leader conservatrice: “Se non dovesse passare il voto parlamentare, la bocciatura dell’accordo potrebbe causare la permanenza del Regno Unito nell’Ue”. Soddisfatto il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, che definisce la bozza di accordo come “un passo decisivo”. Ovvio: riflette quasi tutti i punti richiesti dall’Ue, sin dall’inizio della trattativa. Quello ottenuto nelle quasi 600 pagine di bozza è un compromesso favorevole all’Ue.

Lo scoglio più grande da aggirare, quello sul confine di terra fra Irlanda del Nord (parte del Regno Unito) e Irlanda (membro dell’Ue) è stato superato accettando, di fatto, il punto di vista europeo: nessun nuovo confine “duro”, con barriere, caselli, controlli, ma maggiori controlli, specie sul cibo e sul bestiame, fra Irlanda del Nord e Regno Unito. Di fatto, il confine fra Ue e Regno Unito viene fissato lungo il Mare d’Irlanda, come temevano gli Unionisti, alleati di governo della May e ago della bilancia della sua risicata maggioranza. La posizione europea si è di molto alleggerita in questi mesi di trattative e la richiesta di maggiori controlli si è limitata ai soli prodotti agroalimentari. Ma proprio per evitare controlli maggiori, il Regno Unito deve rimanere (fino a nuovi accordi) nell’unione doganale europea. L’accordo scontenta gli unionisti protestanti nordirlandesi, che temono una maggior separazione da Londra. E i conservatori, che con riluttanza vedono sfumare il progetto di uscire dall’unione doganale, per un periodo di tempo indefinito. E temono che, con l’unione doganale ancora in piedi, anche la Corte Europea di Giustizia mantenga voce in capitolo nel territorio del Regno Unito.

Negli altri capitoli dell’accordo, vi sono clausole per la preservazione di un rapporto di competizione libera e aperta fra Ue e Regno Unito su aiuti di Stato, impiego, tasse e standard ecologici. Rimarrà un rapporto di cooperazione per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il Regno Unito continuerà a partecipare alle missioni internazionali dell’Ue o no, a seconda dei casi, rimarrà l’uso di consultarsi prima di imporre sanzioni a una parte terza e vi saranno ancora scambi di informazioni di intelligence. Continuerà tendenzialmente come prima il mercato energetico, così come la costruzione di infrastrutture comuni elettriche e per il gas. Il turismo rimarrà libero da visti, i diritti dei circa 3 milioni di cittadini dell’Ue nel Regno Unito sono garantiti (e viceversa, anche quelli dei cittadini britannici nell’Ue). Rimarrà la libera circolazione dei beni, a tariffa zero, con il mercato europeo.

In cosa il Regno Unito sarà più indipendente? Nel settore primario, prima di tutto, rimarrà fuori dalla Politica Agricola Comune e per quanto riguarda la pesca, diverrà un “paese costiero indipendente” e avrà il diritto di controllare e gestire l'accesso agli stock ittici nelle acque del Regno Unito fino a 200 miglia nautiche, con l’impegno però, di cooperare con l’Ue per assicurare livelli di pesca sostenibili e a raggiungere nuovi accordi sulla pesca con i vicini paesi dell’Ue. Londra guadagnerà anche una piena indipendenza nel negoziare da sola nuovi accordi commerciali con paesi extra Ue. E controllerà le sue frontiere, applicando agli stranieri che vogliono immigrare il nuovo sistema basato sulla capacità individuale del richiedente. Per risolvere dispute eventuali fra Londra e Bruxelles si ricorrerà prima a un comitato congiunto, poi, eventualmente, a un arbitrato presso un organo indipendente. Il periodo di transizione durerà due anni e mezzo, fino alla fine del 2021 ed è estendibile. Per ottemperare agli obblighi e agli impegni presi, i contribuenti britannici pagheranno dai 35 ai 39 miliardi di sterline all’Ue.

Dopo la risicata approvazione da parte del governo britannico, ora la palla passa all’Ue. Un vertice straordinario si terrà alla fine del mese, si prevede per il 25 novembre. Poi vi sarà il voto del Parlamento britannico, che è molto rischioso per la May. Infine, se anche questo dovesse andar bene, vi sarà il voto del Parlamento Europeo e infine l’approvazione del Consiglio dell'Unione Europea. La strada è ancora lunga, anche se la scadenza per la Brexit è fissata al 29 marzo 2019.

Aggiornamento delle ore 12: i ministri del governo May dissenzienti, Dominic Raab (Brexit), Esther McVey (Lavoro), Shailesh Vara (Irlanda del Nord), Suella Braverman (viceministro Brexit), Anne Marie Trevelyan (segretaria parlamentare) hanno rassegnato le dimissioni.