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Bisagno, storia di un eroe cristiano della Liberazione

Dopo settant’anni il nome di Aldo Gastaldi il partigiano "Bisagno" continua a risuonare nella memoria di chi ha preso parte alla lotta di liberazione. Ora la storia del comandante più amato della Liguria diventa un docufilm che sarà proiettato su Rai Storia domani alle ore 21.10. Bisagno è un eroe cattolico morto da martire di cui la Nuova BQ si era già occupata. Ecco l'intervista al regista. 

Dopo settant’anni il nome di Aldo Gastaldi il partigiano "Bisagno" continua a risuonare nella memoria di chi ha preso parte alla lotta di liberazione. Ora la storia del comandante più amato della Liguria diventa un docufilm che sarà proiettato su Rai Storia domani alle ore 21.10. Bisagno è un eroe cattolico morto da martire di cui la Nuova BQ si era già occupata. Ecco l'intervista  di Stefania Venturino al regista Marco Gandolfo pubblicata dopo l'uscita del film: 

Cosa ha significato per lei, come uomo e come regista, girare questo film?

Prima di iniziare a lavorare a questo film sapevo proprio poco di Bisagno, però avevo due punti di partenza importanti: conoscevo la famiglia Gastaldi e avevo avuto l'occasione di leggere “Per Aldo Gastaldi Bisagno” di Elena Bono.  Girare questo documentario ha voluto dire scoprire man mano quello sguardo di cui ha scritto Elena Bono, capire a Chi attingeva e lasciare che quegli “occhi chiari” iniziassero a guardare anche me, come giudizio deciso e amorevole sulle decisioni di ogni giorno.

Cosa personalmente l’ha colpita maggiormente nell’addentrarsi nella vicenda storica di “Bisagno”? I luoghi, le testimonianze di chi lo ha conosciuto, i suoi scritti, il confronto con la storia studiata sui libri….

Quello che mi ha colpito di più è vedere uomini fatti, ormai novantenni, commuoversi sinceramente ricordando dopo 70 anni il loro rapporto con Bisagno. L'esperienza partigiana di Aldo Gastaldi è durata 18 mesi, ma in così poco tempo questo giovane di 22 anni è riuscito a lasciare un'impronta indelebile in quelli che ha incontrato. Gino Botto, il partigiano Blek, mi ha mostrato orgoglioso alcuni riconoscimenti ricevuti durante la propria vita e mi ha detto: “Questi risultati li ho ottenuti perché ho seguito gli insegnamenti di vita che mi ha dato Bisagno”. Aldo è stato davvero un padre per questi ragazzi.

Chi è per lei Aldo Gastaldi Bisagno?

È stato un uomo nel senso più pieno del termine. Un uomo vero. Un uomo libero. Tramite Elena Bono diversi anni orsono ebbi modo di conoscere il nipote di Aldo Gastaldi che dello zio porta lo stesso nome e cognome. Anche a lui ho chiesto di aiutarci ad avvicinarci meglio a questa figura: Porti lo stesso nome e cognome di tuo zio, cristiano, partigiano, italiano: come vivi questa “eredità”?

Sono orgoglioso di portare il nome di un uomo che, ieri come oggi, è stato ed è segno di profonda contraddizione. Un uomo che per tenere fede e servire la Verità tutta intera, si è trovato spesso solo a contrastare, in modo tenace e consapevole, ciò che San Giovanni Paolo II definisce nel Suo ultimo libro “Memoria e Identità" le due grandi ideologie del male: il nazismo e il comunismo.

Come e perché è nato il progetto del film-documentario su Aldo Gastaldi “Bisagno”?

Rispondo ricordando le parole che il Cardinale Bagnasco pronunciò in un discorso ai giovani genovesi nel 2011, indicando la testimonianza cristiana come un’esigenza del cuore, una necessità. Il film realizzato da Marco Gandolfo è per me la risposta a questa necessità. La mia famiglia ha un tesoro che non può tenere per sé.

Cosa era la libertà per “Bisagno” e per chi e contro cosa ha combattuto veramente tuo zio?

La libertà è un concetto estremamente delicato, che oggi viene spesso strumentalizzato, forzatamente e volutamente confuso con l’arbitrarietà, la licenziosità, con il pieno soddisfacimento dei propri istinti e delle proprie passioni. Questo è un grande inganno che ci lascia, citando le parole del Cardinal Biffi, “sazi e disperati”. La libertà per Aldo era esattamente l’opposto.  

Secondo Te quale è il messaggio più forte e più attuale che oggi possiamo, anzi direi dobbiamo raccogliere dalla testimonianza di vita di “Bisagno”?

Aldo ha lasciato questo mondo all’età di 23 anni. Delle sue qualità di Comandante parlano la Medaglia d’oro al Valor Militare e la Bronz Star Medal, il più alto riconoscimento che gli alleati riservarono ai cobelligeranti. Ma Aldo ci lascia ben più di questo. Il messaggio che lascia ai giovani e a tutti noi, è che per fare un capolavoro della propria esistenza è indispensabile il continuo riferimento a Dio, all’Assoluto, in ogni momento della vita, e che ogni istante non vissuto così è perso.