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Benedizioni "omoeretiche", stop al cardinale sacrilego

«L’iniziativa del cardinale Marx ignora la chiara rivelazione di Dio», ha detto il cardinale tedesco Josef Cordes, già presidente dell’allora Pontificio consiglio Cor Unum, a proposito della recenti dichiarazioni del suo confratello e presidente della conferenza episcopale di Germania, Reinhard Marx.

Lo scorso 3 febbraio in un’intervista concessa all’emittente radiofonica bavarese B5, Marx aveva aperto alla possibilità di benedire le coppie omosessuali in chiesa, insistendo sulla necessità di inserirle in un processo di discernimento “caso per caso”. Le parole del presule, membro del gruppo di nove cardinali che coadiuvano da vicino Papa Francesco nel governo della chiesa, faceva eco alle parole espresse qualche giorno prima dal suo vice, monsignor Franz-Josef Bode, che si era chiesto «come ci relazioniamo» con tali coppie, magari anche «coinvolte nella vita della Chiesa» e «come li stiamo accompagnando pastoralmente e liturgicamente».

Cordes definisce l’idea di Marx senza mezzi termini: «sacrilega». Forse questo termine sembrerà un po’ vetusto alle orecchie dei moderni ascoltatori, ma il cardinale dice che «la Chiesa nella sua sollecitudine pastorale è legata alla Sacra Scrittura e alla sua interpretazione attraverso il Magistero della Chiesa» e Marx nella sua esternazione, fa notare Cordes, «non dice nemmeno che l'omosessualità contraddice sempre la Volontà di Dio» richiamando l’insegnamento del Catechismo.

Martedì è arrivata anche la reazione di un vescovo degli Stati Uniti, monsignor Charles Chaput, pastore della diocesi di Philadelphia, che è intervento sulle dichiarazioni di Marx, facendo notare che «un simile rito [di benedizione delle coppie gay] minerebbe la testimonianza cattolica sulla natura del matrimonio e della famiglia. Confonderebbe e indurre in errore i fedeli. E ferirebbe l'unità della Chiesa». Inoltre, ha scritto nel suo editoriale sul Catholic Philly, «non c'è verità, nessuna vera misericordia e nessuna compassione autentica, nel benedire una linea di condotta che allontana le persone da Dio».

Anche in Italia c’è stato il recente caso di Torino in cui era stato programmato un ritiro per coppie omosessuali guidato dal sacerdote Gianluca Carrega, responsabile diocesano della «pastorale degli omosessuali». Il ritiro, intitolato “Degni di fedeltà”, aveva come principale luogo di riflessione quello della fedeltà per coppie omosessuali, inteso probabilmente come una sorta di “bene possibile” nell’ambito di queste unioni. Peraltro, lo stesso don Carrega, aveva già espresso in passato dichiarazioni pubbliche sulla necessità di rivedere anche la pastorale dei sacramenti nei confronti delle persone omosessuali, chiedendo una riflessione alle «penitenzierie» in merito all’assoluzione in sede di confessione. Ma a Torino il ritiro è stato cancellato con intervento del vescovo Cesare Nosiglia che, tra l’altro, ha ricordato che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia».

Eppure, il desiderio di una “benedizione” para matrimoniale per coppie gay serpeggia nella chiesa, soprattutto quella del centro nord Europa. Il vescovo di Anversa, monsignor Johan Bonny, nell’ottobre 2016 dava alle stampe un libro (Puis-je? Merci. Désolé) in cui esprimeva la necessità di aprirsi alla «evoluzione in una varietà di rituali in cui si possa riconoscere il rapporto d’amore tra omosessuali, anche dal punto di vista della chiesa e della fede».

La pietra d’inciampo per tutti questi desideri di riconoscimento e benedizione sta innanzitutto nella Bibbia, in cui si legge la condanna chiara degli atti omosessuali, quelli che il Catechismo definisce come «intrinsecamente disordinati». Non mancano però avanguardie, come ad esempio il sacerdote gesuita americano James Martin, il quale parlando recentemente agli studenti della Georgetown University avrebbe detto che le dichiarazioni di condanna presenti nella Bibbia vanno prese nel «contesto».

Il rifiuto di una qualsivoglia benedizione delle coppie omosessuali, ha detto, invece, Chaput rispondendo al cardinale Marx, «non è in alcun modo un rifiuto delle persone che cercano una tale benedizione, ma piuttosto un rifiuto di ignorare ciò che sappiamo essere vero sulla natura del matrimonio, della famiglia e della dignità della sessualità umana». C’è insomma un fatto antropologico di base che viene messo in discussione da questi promotori della “pastorale arcobaleno”, un fatto che se “contestualizzato” (o storicizzato), come vorrebbero i promotori del nuovo paradigma della morale cattolica, più che uno sviluppo pastorale rischia di mascherare una rivoluzione dottrinale.

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