a cura di Stefano Fontana
  • GLI APPUNTI EMERITI

Benedetto XVI invita a rifare la Storia della DSC

Le Note scritte da Benedetto XVI sulla crisi della Chiesa a seguito dello scandalo della pedofilia sono molto interessanti per illuminare anche la Dottrina sociale della Chiesa. Questa, come chiarito da Giovanni Paolo II, fa parte della teologia morale, e le riflessioni di Benedetto XVI sono appunto relative alla teologia morale. La Dottrina sociale della Chiesa ne è perciò coinvolta: la crisi della teologia morale – il suo “collasso”, come dice Benedetto XVI – provoca anche la crisi della Dottrina sociale della Chiesa.

Benedetto XVI dice che un primo importante motivo del “collasso” è stato di aver rinunciato alla prospettiva giuspositivistica, ossia del riferimento razionale alla legge morale e al diritto naturali, volendo fondare una nuova teologia morale solo sulla Bibbia. Questo tentativo, che evidentemente rivela l’influenza della teologia protestante su quella cattolica, ha riguardato anche la Dottrina sociale della Chiesa. Questa non aveva mai smesso di appellarsi, come propri fondamenti, non solo alla rivelazione ma anche al diritto naturale. Anche se in modo meno deciso rispetto all’epoca precedente, il riferimento al diritto naturale è stato fatto valere anche nel postconcilio fino a tutto il magistero di Giovanni Paolo II.

La Veritatis splendor, la Evangelium vitae e la Fides et ratio parlano abbondantemente del diritto naturale, come pure la Centesimus annus. Ma nel magistero di papa Francesco queste espressioni non si trovano più e sono sparite dai manuali di Dottrina sociale della Chiesa. La prospettiva assunta è diventata un’altra: da un lato la rivelazione e dall’altro la situazione esistenziale. In questo modo la dottrina sociale della Chiesa, come del resto la teologia morale, si affida alle scienze umane, di cui diventa prigioniera, ed elimina i propri rapporti con la metafisica. In questo modo si accentua la dimensione storica (e quindi mutevole) delle sue affermazioni, mentre diminuisce la forza delle verità naturali e storiche. La conseguenza è una crescente permeabilità all’ideologia.

Benedetto XVI attira la nostra attenzione che questo processo che è di lunga data ed inizia negli anni Sessanta. Questa dimensione cronologica vale anche per la Dottrina sociale della Chiesa, è da allora che essa viene criticata in quanto astratta, moralista, deduttiva, tendenzialmente ideologica. Chi non ricorda, per esempio, le categorie interpretative di Padre Sorge, poi concretizzatesi nel primo Convegno ecclesiale di Roma su “Evangelizzazione e promozione umana” del 1974? Erano appunto quelle ora richiamate, molto diverse da quelle correttivamente enunciate da Giovanni Paolo II nel Convegno ecclesiale di Loreto del 1981. Ma ai nostri giorni a riemergere sono le prime e non queste ultime, e riemergono persino rafforzate e radicalizzate.

Le Note di Benedetto XVI implicitamente invitano a rifare la storia della teologia morale degli ultimi decenni. In quel contesto bisognerebbe anche rifare la storia della Dottrina sociale della Chiesa, tenendo fermo un punto molto importante: c’è stata la Dottrina sociale ufficialmente insegnata nei documenti, e c’è stata la Dottrina sociale effettivamente portata avanti dai teologi e nella pastorale. Si tratta di due cose diverse. La prima venne formalmente ossequiata ma concretamente combattuta e boicottata, la seconda si sviluppò maggiormente anche se in contrasto con gli insegnamenti ufficiali. Ora quest’ultima si ricongiunge anche con gli insegnamenti ufficiali e a vivere magramente in forma clandestina è l’altra. Oggi si incontrato molti contrasti se si vuole impostare la Dottrina sociale della Chiesa sul diritto naturale oltre che sulla rivelazione e sulla situazione esistenziale contingente.