• CAMBIAMENTO?

Banca salvata dai 5 Stelle, ma è "per i risparmiatori"

Il primo decreto salva-banche del governo Conte arriva inaspettato ed è stato approvato da una riunione lampo del Consiglio dei ministri. Anche per la Cassa di risparmio di Genova, quindi, scatta il salvataggio. Con buona pace di chi, come gli attuali partiti di governo, rivendicava una diversità dai governi precedenti

Carige, la banca salvata dal governo Conte

Il primo decreto salva-banche del governo Conte arriva inaspettato ed è stato approvato da una riunione lampo del Consiglio dei ministri. Anche per la Cassa di risparmio di Genova, quindi, scatta il salvataggio. Con buona pace di chi, come gli attuali partiti di governo, rivendicava una diversità dai governi precedenti, accusati di aver lanciato il salvagente di Stato a banche decotte, utilizzando i soldi degli italiani.

Il governo Conte ha dunque varato un decreto per il salvataggio di Banca Carige, che prevede la possibilità di un esborso pubblico per garantire le obbligazioni dell'istituto, acquistarne i crediti deteriorati ed eventualmente nazionalizzarlo. Appare evidente e sorprendentemente disinvolta la retromarcia del Movimento 5 Stelle e della Lega che nella scorsa legislatura avevano più volte attaccato l'intervento del Pd sulle Banche Venete, Mps e le Banche Popolari mentre adesso per Carige utilizzano gli stessi strumenti varati all'epoca dai governi precedenti.

La difesa d’ufficio dei due alleati di governo è scontata e prevedibile: «Noi tuteliamo i risparmiatori, mentre chi ci ha preceduto li ha mandati in malora per proteggere con i soldi pubblici i banchieri. Occorre spostare il faro sulle responsabilità di Bankitalia, accertare perché non ha vigilato e fargliela pagare». Ma la questione è assai complessa e ingarbugliata, anche per il possibile conflitto d’interessi che ci sarebbe dietro la frettolosa decisione di Palazzo Chigi di intervenire per decreto. Nel mirino dei dem è finito il premier Conte a cui vengono rinfacciati i rapporti professionali con alcune figure chiave dell'istituto bancario ligure. «Conte - scrive Alessia Morani del Pd su Facebook - è stato consulente di Raffaele Mincione, banchiere socio Carige nonché socio di Guido Alpa, consigliere di Carige e della Fondazione». Colpisce il silenzio di Lega e Cinque Stelle, che in altri casi hanno sempre denunciato i possibili conflitti d’interessi mentre ora tacciono.

La storia sembra dunque ripetersi. Fu il governo Gentiloni a costituire un fondo da 20 miliardi per il rafforzamento patrimoniale e la concessione delle garanzie sui nuovi prestiti delle banche in difficoltà, in particolare le Popolari venete e il Monte dei Paschi. La prima rete di protezione pubblica stabilita due giorni fa per decreto prevede la possibilità per la banca di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia. Nel decreto legge approvato due giorni fa si ipotizza però anche un secondo tipo d'intervento, ben più invasivo: la ricapitalizzazione"precauzionale" diretta da parte dello Stato.

Gli impatti sui saldi di finanza pubblica sono sempre stati oggetto di discussione negli ultimi anni di interventi dello Stato nel settore bancario. Secondo alcuni attendibili conteggi, gli interventi pubblici nel settore bancario dal 2013 al 2018 hanno fatto sfumare 18 miliardi di euro. Tutto questo dovrebbe allarmare i partiti di governo, che invece hanno sbandierato ai quattro venti tutte le misure anti-banche inserite nella manovra finanziaria, mentre ora si vedono costretti a rimangiarsi tutto e a scendere in campo in difesa del potere bancario. E non è detto che Carige rimanga un caso isolato.

D’altra parte la litigiosità tra azionisti e management ha costretto l'istituto ligure a una serie di aumenti di capitale negli ultimi anni, ma senza che la situazione si risanasse. Non a caso la Banca centrale europea, con una decisione “storica”, ha deciso di “commissariare” Carige, destituendo il consiglio d’amministrazione e rimpiazzandolo con tre commissari straordinari e un comitato di sorveglianza. Ciò al fine di «assicurare che la banca ripristini il rispetto dei requisiti patrimoniali in modo sostenibile». In che modo? I commissari straordinari cercheranno di portare a termine l’aumento di capitale fallito prima di Natale? E questo assicurerebbe stabilità alla banca oppure finirà comunque tutto con una cessione ad altro istituto bancario? Si vocifera di un accordo con Monte dei Paschi di Siena, che però ha altri problemi di risanamento, nonostante a fine dicembre 2016 il governo dell’epoca avesse stanziato 20 miliardi di euro per il suo salvataggio. Quella fu un’operazione sciagurata che mise a fuoco tutti i nodi inestricabili tra finanza, politica locale e poteri opachi.

Anche per quanto riguarda Carige, lo spettro dell’iniezione di denaro pubblico, come già accaduto per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, appare tutt’altro che lontano. Finora la gestione della crisi di Carige è rimasta nelle mani delle autorità di vigilanza (Bce e Banca d’Italia), ma appare probabile che il governo italiano dovrà entrare nella partita, come è stato per gli altri casi di crisi recenti, e prepararsi a versare denaro pubblico per evitare il fallimento vero e proprio di Carige. E qui si apre anche un interrogativo politico: come reagiranno in particolare gli elettori pentastellati di fronte all’ennesimo voltafaccia dei loro rappresentanti di governo?