• L'ANALISI DEL VOTO

Ballottaggi, più verde che giallo: un'altra spallata

Questi ballottaggi hanno dato un’altra piccola spallata alla maggioranza gialloverde, che non è presente in alcuna amministrazione locale e che vede costantemente in ascesa uno dei due alleati e altrettanto costantemente in discesa l’altro.

I ballottaggi confermano che la Lega ha il vento in poppa e trascina l’intero centrodestra. Confermano altresì che il Pd e il centrosinistra non crollano e in alcuni casi mostrano segnali di ripresa. I Cinque Stelle, invece, vincono nell’unico test in cui erano rimasti in lizza, cioè a Campobasso, dove conquistano il sindaco. Si tratta, nel complesso, di verdetti che non stravolgono la geografia politica, già stravolta per la verità due settimane fa a seguito del voto europeo e del primo turno delle amministrative. Il Carroccio è ormai saldamente primo partito d’Italia e nelle urne di domenica ha strappato al centrosinistra, dopo 74 anni, la guida della città di Ferrara. Il nuovo sindaco estense è Alan Fabbri, così come a Forlì, da mezzo secolo in mano alla sinistra, ha prevalso il civico di centrodestra Gian Luca Zattini.

Il dato di Ferrara è ancora più significativo vista la presenza di un arcivescovo, Gian Carlo Perego, assai vicino ai migranti e apertamente antileghista. Evidentemente la comunità ferrarese ha deciso di voltare le spalle alla curia e si è apertamente schierata in favore delle tesi del Carroccio in tema di immigrati.

Il centrosinistra, però, strappa ai Cinque Stelle la guida della città di Livorno con il Pd Luca Salvetti, che ottiene più del 60% dei voti, sconfiggendo il candidato di centrodestra (i grillini non erano arrivati neppure al ballottaggio). Ad Avellino il nuovo sindaco è Gianluca Festa, candidato civico, che ha battuto per 600 voti il candidato ufficiale del Pd.

Il centrosinistra va bene anche a Prato, Reggio Emilia, Cesena, Cremona, Verbania e perfino a Rovigo, dove riesce a ribaltare i pronostici e a strappare al centrodestra la guida del municipio.

Ma a vincere è nel complesso il centrodestra che, oltre ai risultati a sorpresa di Ferrara e Forlì, prevale a Vercelli e Biella, città amministrate fino a due giorni fa dalla sinistra. Inoltre, Foggia e Ascoli Piceno rimangono nelle mani del centrodestra.

Nel Molise si è parlato di accordo sottobanco tra Pd e Cinque Stelle per far vincere il candidato grillino, mentre a Termoli, altra città molisana, ha comunque vinto il centrodestra. Patto tacito tra Pd e pentastellati anche a Potenza, in Basilicata, dove il candidato della sinistra ha recuperato molti punti al ballottaggio, ma senza riuscire a vincere. La guida del capoluogo lucano è andata a Mario Guarente, del centrodestra, che ha prevalso per soli 200 voti.

Come succede spesso all’indomani delle elezioni amministrative, stando alle reazioni ufficiali tutti hanno vinto. , ha commentato su Twitter il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

«Dedico le vittorie di Ferrara e Forlì agli ex elettori della sinistra che hanno trovato nella Lega un partito che difende i lavoratori», ha invece dichiarato a spoglio concluso il leader della Lega Matteo Salvini, che tuttavia ha ancora una volta escluso ripercussioni sul governo Conte, ribadendo fedeltà a Conte e ai Cinque Stelle. 

L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, festeggiando il successo M5s a Campobasso, minimizza, anche perché avrebbe poco da stare allegro, visti i numeri impietosi delle urne di due settimane fa: «Sono contento perché Campobasso è una città che ha bisogno di rinascere, come tante città del Sud e del Nord, ma non ne faccio un trofeo. Ho visto che i partiti oggi si contavano i trofei». 

Anche Giorgia Meloni, al pari di Matteo Salvini, esulta: «I ballottaggi delle elezioni amministrative confermano quanto emerso già al primo turno: disfatta Cinque Stelle, torna il bipolarismo destra-sinistra. Il centrodestra vince quando è rinnovato, moderno e a trazione Lega e Fratelli d'Italia».

Ma nonostante l’ennesimo exploit elettorale, Salvini sembra frenare su un ritorno del centrodestra unito anche in sede nazionale. Vuole che il cerino rimanga nelle mani di Conte e Di Maio e che non venga imputata a lui la colpa della fine della legislatura. 

Certo è che questi ballottaggi hanno dato un’altra piccola spallata alla maggioranza gialloverde, che non è presente in alcuna amministrazione locale e che vede costantemente in ascesa uno dei due alleati e altrettanto costantemente in discesa l’altro.

Di Maio ha annunciato una riorganizzazione territoriale del Movimento 5 Stelle. Ma basterà a frenare l’emorragia di consensi che va avanti incessantemente dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018? I segnali che arrivano dalle urne sono chiari: l’elettorato premia il decisionismo di Salvini su immigrati e politiche sociali e si allontana dai pentastellati, che troppo spesso sono venuti meno alla parola data con gli elettori e così facendo hanno perso voti in favore della sinistra. Ora il banco di prova sarà la manovra economica. Su quella sarà impossibile bluffare, come ha lasciato intendere il premier Giuseppe Conte, impegnato a non rompere con l’Unione europea. Si capirà presto se i due alleati di governo fanno melina ma intanto si preparano alle urne anticipate, oppure se preferiscono fare ancora un tratto di strada insieme, sperando di riuscire a strappare qualche concessione a Bruxelles.