• MEDIA

Attentato Boston, razzismo a rovescio

Ormai è chiaro che gli attentatori di Boston, gli uomini che hanno provocato la morte di 3 americani e il ferimento di altri 176 non sono nati in America, non sono cristiani e non sono di destra. Sono due giovani immigrati ceceni, Tamerlan e Dzhorakh Tsarnaev.

Boston

Ormai è chiaro che gli attentatori di Boston, gli uomini che hanno provocato la morte di 3 americani (fra cui un bambino) e il ferimento di altri 176 (di cui 17 in gravi condizioni) non sono nati in America, non sono cristiani e non sono di destra. Sono due giovani immigrati ceceni, Tamerlan e Dzhorakh Tsarnaev. Sono musulmani.

E, benché sia ancora tutto da accertare sulla motivazione della loro lucida follia omicida, di sicuro non sono dei cristiani anti-abortisti e anti-gay come Eric Rudolph, l’attentatore dell’Olympic Park di Atlanta (1996), né veterani del Golfo di estrema destra come Timothy McVeigh, l’attentatore di Oklahoma City (1995).
Eppure nei giorni di caccia al terrorista, l’ipotesi più diffusa, accreditata, corroborata da analisi di esperti e da editoriali sui grandi quotidiani, era proprio quella secondo cui l’attentato a Boston sarebbe stato commesso da terroristi bianchi, cristiani e di destra.
Non c’erano elementi, né tracce, né indizi, né prove. Ma solo ipotesi al negativo: quello di Boston non era un attentato a un grande e simbolico obiettivo, non era mega-terrorismo, non era stato commesso in un giorno significativo per la storia islamica. Il tragico evento si era piuttosto svolto durante il Patriots Day (inizio della Guerra di Indipendenza) che coincide con il “Tax Day” (dichiarazione dei redditi), dunque i sospetti sono subito caduti sul movimento anti-tasse Tea Party. Che non ha mai commesso alcun crimine, ma che per molti giornalisti progressisti resta potenzialmente “pericoloso”.

L’ipotesi di un terrorista di destra è ben poco sostenuta dalla statistica. Dopo i due attentati di Oklahoma e Olympic Park, a metà degli anni ’90, non c’è stato più nulla. Il terrorismo islamico, al contrario, tenta di colpire l’America tutti gli anni, più di una volta all’anno. Sarebbe stato lecito, se non altro per una questione numerica, sospettare il terrorismo islamico prima di quello fondamentalista cristiano.
Puntare il dito su un profilo di attentatore bianco, cristiano e di destra, non è discriminazione?

In Europa abbiamo vissuto un’esperienza analoga un anno fa, con la strage di Tolosa. Si ipotizzò per giorni che l’attentatore, che aveva ucciso un uomo e tre bambini della scuola ebraica Ozar Hatorah, fosse un neonazista. Si seguì la pista (ampiamente pubblicizzata da tutti i media) di tre paracadutisti hitleriani espulsi dall’Arma. Poi si scoprì che era un algerino, islamico e addestrato in Pakistan, chiamato Mohamed Merah.
Anche in quel caso sarebbe stato molto più logico seguire la pista islamica, considerando il numero di atti di antisemitismo commessi da musulmani in Francia, minacce ricevute a causa della legge sul velo e dell’intervento in Afghanistan. Puntare il dito su un profilo di attentatore francese e di estrema destra, non è discriminazione?

Significativo è il titolo dell’editoriale della rivista online Salon, all’indomani della strage di Boston: “Speriamo che l’attentatore della Maratona di Boston sia un bianco americano”. Il testo dell’articolo, a firma dell’editorialista David Sirota, mira a smontare pregiudizi e a provocare. Ma finisce per essere un esempio lampante di come ragiona la sinistra statunitense (che include circa l’80% dei media, stando ai dati sul voto dei giornalisti nelle elezioni).
Secondo Sirota, infatti, esisterebbe un “privilegio del maschio bianco”, in base al quale un attentato commesso da un bianco non è seguito da una discriminazione dei bianchi, mentre un attentato commesso da un immigrato musulmano è seguito da discriminazioni nei confronti di tutta la religione musulmana, “racial profiling” (controlli più intensi su chi è mediorientale) e guerre nel Medio Oriente.

A prescindere dal fatto che la religione musulmana non è affatto discriminata negli Usa, che il “racial profiling” non è permesso e che persino i manuali di addestramento anti-terrorismo dell’Fbi hanno rimosso ogni riferimento all’Islam per non risultare offensivi, cosa sarebbe il terrorismo “bianco”?
Sirota cita i recenti casi di sparatorie nelle scuole e nel cinema di Aurora. Lamenta il fatto che quelli sono definiti “atti criminali”, mentre i morti fatti dai musulmani sono “terrorismo”. Forse sfugge, all’autore progressista, che il terrorismo ha finalità politiche. Al Qaeda ha fini politici. Adam Lanza, lo stragista della scuola Sandy Hook, o James Holmes, autore del massacro del cinema di Aurora, non avevano alcun fine politico.

Il saggista che si definisce “anti-razzista” Tim Wise non si rende conto di sfiorare il ridicolo quando argomenta: “Privilegio bianco è sapere che se questo terrorista risulterà essere bianco, il governo degli Stati Uniti non bombarderà tutti i luoghi (un campo di grano, una città di montagna o un sobborgo) da cui dice che questo terrorista arriva. E se si scopre che è un membro dell’Ira, non bombarderemo Belfast. E se è un italo-americano cattolico, non bombarderemo il Vaticano”. Dimentica che Iraq e Afghanistan, dove sono state combattute le guerre più recenti contro il terrorismo, avevano governi che partecipavano attivamente alle attività terroristiche anti-americane.

Quando, nella prima metà del ‘900, gli anarchici italiani erano realmente i terroristi numero uno in America, il governo di Roma (né quello liberale prima, né quello fascista poi) erano coinvolti. Anzi: gli anarchici erano pericolosi tanto per noi quanto per loro.
Tim Wise lamenta il fatto che, quando un atto di terrorismo è commesso da un bianco “cristiano, in particolare”, le colpe non ricadono né sull’etnia, né sulla religione. Ma non c’è alcun grande filone terrorista cristiano, o “bianco” che minaccia gli Usa. Mentre ce n’è uno islamico, molto forte, organizzato e determinato, attivo nell’ultimo ventennio. E questo è un dato di fatto.

Nessuno parla di “terrorismo arabo”, ma di “terrorismo islamico”. Perché l’Islam radicale è un’ideologia politica, con un suo programma di breve, medio e lungo termine per la realizzazione di un Califfato globale. I progressisti americani cercano a tutti i costi lo scontro sul terreno razziale e ignorano l’ideologia e i suoi fini. Ma così facendo finiscono loro per essere loro stessi dei razzisti. Sperano di scoprire che un terrorista sia cristiano e bianco, per poter continuare a dire “tutte le religioni sono uguali” e che “l’uomo bianco è colpevole della povertà nel mondo”, slogan sessantottini che hanno fatto il loro tempo. Ma in questo modo vogliono vedere un colpevole dove il colpevole non c’è. Come a suo tempo si faceva con gli ebrei.
E questa non è discriminazione?