Tre genitori biologici: bambini Ogm nel Regno Unito
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di Gianfranco Amato22-10-2013 AA+A++

La Gran Bretagna si ostina a voler detenere il guinness dei primati nelle mefistofeliche sperimentazioni genetiche, praticate nel sempre più inquietante laboratorio faustiano dell’Università di Newcastle. Dopo i noti tentativi di realizzazione di ibridi e chimere, ora è il turno della creazione di una nuova razza umana, attraverso procedimenti che avrebbero mandato in visibilio l’alchimista rinascimentale svizzero Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso, il primo a tentare la creazione in laboratorio dell'homunculus.

Il governo di Sua Maestà britannica, infatti, ha deciso di concedere il via libera alla fecondazione in vitro mediante l’utilizzazione del Dna di tre persone diverse. Secondo questa tecnica l'embrione viene prodotto con materiale genetico dei due genitori, fatta eccezione per una parte, corrispondente al Dna mitocondriale, che invece deriva da una donatrice. Si dovrebbero evitare così circa centocinquanta malattie derivanti dal mitocondrio materno, ovvero la centrale energetica della cellula. Per il miglioramento della specie umana, e l’eliminazione di possibili patologie genetiche, ecco arrivare i figli di tre genitori biologici. La nuova super razza destinata a sconfiggere le malattie e a soppiantare gli umani di serie B finora conosciuti dalla nostra civiltà. È qualcosa che fa venire i brividi, e più che ricordare le farneticazioni eugenetiche naziste del Neue Mensch, sembra richiamare alla mente le profezie distopiche di Aldous Huxley.

Fortunatamente c’è ancora qualcuno, però, che riesce ad indignarsi pubblicamente. Lodevole, ad esempio, è l’iniziativa di trentaquattro membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa – tra cui due soli italiani: l’on. Elena Centemero del Pdl e l’on. Jonny Crosio della Lega Nord – che hanno deciso di sottoscrivere una formale dichiarazione (written declaration no. 557 - doc.13325 del 3 ottobre 2013)* contro l’iniziativa governativa britannica. I coraggiosi trentaquattro, infatti, hanno riconosciuto la discutibile tecnica procreativa come una evidente «pratica di carattere eugenetico», e in quanto tale vietata dalla normativa internazionale. Nella dichiarazione si cita, infatti, l’art. 24 della Dichiarazione Universale sul Genoma e sui Diritti Umani dell’Unesco che ritiene «contrari alla dignità umana gli interventi sulle cellule germinali»; l’art. 13 della Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina, il quale sancisce che «un intervento finalizzato a modificare il genoma umano non può essere intrapreso che per delle ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solamente se non ha come scopo di introdurre una modifica nel genoma dei discendenti»; l’art.3, secondo comma, lett.b), della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, il quale stabilisce che nell’ambito della medicina e della biologia deve essere sempre rispettato «il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone»; l’art.13, paragrafo 91, del rapporto esplicativo della Convenzione dei Diritti dell’Uomo e della Biomedicina, il quale proclama che «qualunque intervento finalizzato alla modifica del genoma dei discendenti è vietato», con la conseguenza che «per quanto riguarda, in particolare, le modifiche di spermatozoi od ovociti nell’ambito di un processo di fecondazione, queste non possono essere autorizzate». C’è, quindi, qualcuno ancora disposto a protestare contro quest’assurda idea di creare bambini geneticamente modificati.

A questo proposito vengono in mente la accese polemiche scaturite tempo fa dalla decisione della Commissione europea di autorizzare la coltivazione della patata Ogm Amflora, prodotta dalla multinazionale Bayer, decisione con cui si è posto fine all’embargo sulle nuove colture di organismi geneticamente modificati, che resisteva nell’Ue dall’ottobre del 1998. Un carosello vivace di proteste si è levato contro il provvedimento comunitario anche da parte di ambientalisti, verdi, greenpeacer, ecologisti, naturalisti, forti di un sondaggio che mostrava come il 74% degli europei fosse contrario agli Ogm. Allora volarono parole grosse. Si parlò di «aberrazione contro natura», di «arrogante atto di violenza per forzare la natura ai progetti dell’uomo», di «stupro dell’ordine naturale del creato». Chissà cosa pensano questi strenui difensori dell’ordine naturale del creato – sempre pronti ad indignarsi quando si tratta di piante o animali – di quello che gli scienziati di Newcastle e il governo britannico intendono fare della natura umana.


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