Siria, spuntano le prove del sostegno ai jihadisti Come l'Europa si è allevata la serpe in seno
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di Gianandrea Gaiani31-12-2016 AA+A++

E’ in vigore ormai da 24 ore il cessate il fuoco in Siria, con poche violazioni segnalate soprattutto nella provincia settentrionale di Hama e nel settore orientale di Damasco. Dall'intesa tra il governo e 7 gruppi ribelli con oltre 50 mila combattenti, mediata da Russia e Turchia che ne sono i garanti, sono esclusi i "gruppi terroristici" come l'Isis e i qaedisti di Fatah al-Sham, già Fronte al Nusra.

Vladimir Putin ha annunciato in diretta televisiva l’accordo anticipando che colloqui di pace sono già previsti in gennaio ad Astana, capitale del Kazakistan, a cui parteciperanno l'Iran, la Turchia e altre "potenze regionali" tra cui spicca l’Egitto come “garante”. Putin ha definito gli accordi “fragili” ma ha annunciato che se la tregua terrà verranno ridotte le forze schierate nel Paese anche se “la Russia continuerà a combattere il terrorismo in Siria". Le milizie che hanno aderito al cessate il fuoco sono  “moderate” ma anche appartenenti a forze islamiste di matrice Salafita che sul campo di battaglia sono per lo più circondate e candidate a subire nuovi smacchi se continuassero a combattere, specie ora che la Turchia ha cessato di consentire il passaggio dei rifornimenti destinati ai ribelli attraverso il suo territorio. I vertici dell’Alto comitato per i negoziati (Hnc), il gruppo che racchiude gran parte dei movimenti di opposizione armata, ha ammesso che le risorse sono ormai limitate e “non è più possibile continuare” i combattimenti. 

La tenuta della tregua è complicata sul piano militare dal fatto che le milizie aderenti all’intesa operano a fianco dei qaedisti di Fatah al-Sham esclusi dall’accordo. Sul piano politico l’intesa costituisce un successo per Putin perché garantisce a Russia e Iran di restare i garanti del regime di Assad mentre la Turchia vede riconosciuti i suoi interessi a controllare una zona cuscinetto che impedisca la costituzione di un’entità curda. Per la prima volta i bombardieri russi hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico intorno ad al-Bab, una trentina di chilometri a nord-est di Aleppo dove le truppe turche entrate in Siria con l’operazione “Scudo dell’Eufrate” registrano molte difficoltà oltre a diversi caduti. Ankara aveva chiesto nei giorni scorsi inutilmente soccorso alla Coalizione a guida statunitense ma l’aiuto militare giunto da Mosca potrebbe avere un valore strategico ben più ampio allontanando ulteriormente la Turchia dalla NATO.

La tregua, accettata per la prima volta di buon grado dai gruppi ribelli e considerata credibile da molti osservatori, ha consentito a Bashr Assad di togliersi qualche sassolino dalle scarpe prendendosela soprattutto con gli europei. ''Possiamo parlare di Stato Islamico, di Al-Nusra o di altre organizzazioni con la stessa mentalità ed ideologia oscurantista. Il primo problema di tutte queste organizzazioni è l'ideologia wahabita – ha detto Assad in un’interista a News Mediaset. “Se non ci si confronta con questa ideologia in Europa, qui in Siria e nel resto del mondo, non si possono affrontare l'estremismo e il suo prodotto che è il terrorismo", afferma Assad. "In questo momento c'è un altro aspetto fondamentale del problema, che è il supporto occidentale ai terroristi. Magari non all'Is in quanto tale ma ad altre diverse etichette, come ad esempio i 'moderati' o i 'caschi bianchi'. Hanno nomi che sembrano quelli di associazioni umanitarie per avere una copertura e raggiungere i loro obbiettivi politici. La priorità dei governi europei non è la lotta al terrorismo, ma usare queste 'carte' per cambiare governi e eliminare presidenti non graditi".

"Con queste politiche - prosegue il leader siriano - non si vince contro il terrorismo nel mondo, e questo spiega perché non sia cambiato niente in Europa, dove i terroristi colpiscono ancora liberamente perché le autorità occidentali non hanno un metodo serio nell'aggredire questo problema. Tra questi la Turchia, il Qatar, l'Arabia Saudita, e anche molti paesi Occidentali”. Il 17 dicembre il governo siriano aveva umiliato arabi e occidentali catturando ad Aleppo Est 14 “consiglieri militari” stranieri che affiancavano le milizie ribelli e rendendo noti i nomi di ufficiali degli eserciti di Israele, Turchia, USA, Giordania, Arabia Saudita, Marocco e Qatar. Ufficiali rimasti intrappolati con i miliziani ad Aleppo, nella sala operativa segreta situata nello scantinato di un edificio nel Suq al-Luz, in via al-Sharad, la cui lista ha avuto ben poco spazio sui media occidentali. Altre fonti siriane riferiscono inoltre della presenza nel comando dei ribelli anche di consiglieri britannici, francesi e tedeschi di cui però non sono stati forniti dettagli o identità. Scarsa visibilità ha avuto in Europa anche la notizia diffusa dall’organo di stampa governativo russo Sputnik che rivela come i genieri dell’esercito di Mosca che stanno bonificando Aleppo Est dai residuati bellici abbiano rinvenuto tonnellate di armi e munizioni prodotte in Paesi della Nato quali Germania, Stati Uniti e Bulgaria e altri dell’Europa balcanica.

Sempre Sputnik ha riferito (non smentito) dettagli sul coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica nel supporto bellico ai ribelli riferendo di una base NATO in Turchia da cui vengono trasmessi dati di intelligence ai gruppi di comando dei terroristi e le coordinate degli obiettivi da colpire con l’artiglieria ed i missili di cui i miliziani dispongono. Le comunicazioni sono state intercettate dall’intelligence russo che ha individuato le postazioni di comando dei terroristi in cui erano presenti ufficiali della NATO con compiti di comando e coordinamento. Della questione si sarebbe discusso in una riunione riservata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la liberazione degli ufficiali sarebbe oggetto di negoziati tra Damasco e i singoli Paesi di provenienza.

Dovrebbe costituire quindi fonte di serio imbarazzo l’evidente coinvolgimento dell’Occidente nell’appoggio a milizie la cui ideologia è perfettamente coincidente con quella dei terroristi che colpiscono l’America come l’Europa.


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