Miss Helsinki, vittima del nuovo razzismo
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di Stefano Magni10-01-2017 AA+A++

In tempi di crisi degli immigrati, anche un concorso di bellezza in quel di Helsinki diventa oggetto di polemica su scala europea. E’ stata eletta Sephora Ikalaba, nigeriana. E la rete si infiamma. L’aspetto curioso è che entrambe le parti si accusano di razzismo.

In realtà la vicenda è molto più istintiva. Quando si è letta la notizia di una miss nigeriana a Helsinki, capitale della Finlandia, la prima reazione di tanti lettori sarà stata certamente quella di disorientamento, ma anche di sogno di una “Venere nera” dell’Africa occidentale. Attratti dall’enfasi con cui sono stati diffusi i risultati di un concorso di bellezza di cui non ci siamo mai occupati (almeno qui in Italia), le foto hanno provocato i primi grattacapi. I gusti saranno anche soggettivi, ma questa miss Helsinki, proprio, non riesce a piacere. Sarà poco fotogenica? Probabile. Ma quando sono circolate anche le immagini delle altre finaliste finlandesi, il “popolo della rete”, in tutta Europa, è rimasto letteralmente basito. "Dovevano proprio scegliere l’unica nera, indipendentemente dal suo aspetto?" E allora è scoppiato il caso. I militanti anti-razzisti in servizio permanente effettivo, puntano il dito sui critici: chiunque esprime dubbi sulla scelta della giuria finlandese è un "razzista", anche se non lo sa o non lo dice. E allora reagiscono i razzisti veri, su forum di estrema destra, pronti a rievocare vecchi fantasmi: il "genocidio dei popoli europei", il "piano Kalergi" per realizzare il meticciato in Europa, il razzismo alla rovescia “voluto dalle multinazionali”. Si è letta ogni teoria del complotto a disposizione sul mercato, oltre a ingiusti e volgari insulti alla vincitrice.

Senza scomodare il conte Kalergi (che sognava il meticciato in Europa negli anni ’20 pensando al defunto Impero Austro-Ungarico) e senza insultare una ragazza quasi ventenne che non ha alcuna colpa e ha diritto di godersi il suo premio, non è difficile credere che la giuria finlandese sia stata comunque influenzata dal colore della pelle. E’ molto più probabile che abbiano reagito per riflesso condizionato. Per istinto. Per un istinto razziale (senza virgolette) che ormai condiziona ogni dibattito, dal micro al macro. Esempio macro: di Obama, sin dal 2008, si è parlato di “primo presidente nero”, a prescindere dai contenuti delle sue proposte. A otto anni di distanza, è ancora difficile trovare delle critiche compiute sulla sua politica nazionale ed estera, sempre perché è considerato un presidente “storico”. Non perché abbia compiuto azioni storiche (ben pochi riescono a citarne qualcuna che la sia veramente), ma perché è storico il semplice fatto che un nero sia diventato presidente degli Stati Uniti. L’Italia aveva eletto miss Denny Mendez, anch’ella di colore, nel 1996. E i Pitura Freska cantavano “Dopo miss Italia voglio un Papa nero”. Per scherzo o seriamente, c’è comunque un innegabile chiodo fisso nella cultura popolare occidentale contemporanea: quello che l’emancipazione passi dalla promozione di chi ha il colore della pelle diverso dal bianco. E’ lo stesso istinto che fa dire allo scrittore Roberto Saviano “sogno sindaci africani per il Sud”. Un discorso puramente colonialista rivolto a un Sud che ricorda ancora le durezze della dominazione spagnola, non sempre vive bene il ricordo dei primi amministratori piemontesi e di sicuro non sogna sindaci di un continente, quale l’Africa, che non è conosciuto nel mondo per avere classi dirigenti di specchiata onestà ed efficienza.

Questa mentalità è realmente razzista. Razzismo, infatti, non è solo dominio del bianco sul nero. Ma, per usare un’espressione cara a Martin Luther King, è la convinzione di dover giudicare in base al colore della pelle invece che sulla qualità del carattere. E’ razzista chi assume il bianco, il nero o il giallo in quanto bianco, nero o giallo, non perché sia bravo o adatto a quel lavoro. Non è un caso che i razzisti di oggi sono gli stessi di ieri. Non è bizzarro che il partito più razzista della storia d’America, quello Democratico, passò dalla difesa della schiavitù del Sud alla promozione della segregazione, per poi “convertirsi” alle politiche di affirmative action: azione, meglio dire “discriminazione” positiva a favore delle minoranze. E’ una conversione fatta con l’intento di compensare le minoranze per i torti subiti, ma ha ottenuto l’effetto di continuare a dividere la società in base al colore della pelle, impedendo una reale integrazione.

E in Finlandia? La Finlandia, sin dal 1935, ha promosso e applicato l’eugenetica. Parallelamente alla Germania nazista e molto oltre la fine della guerra, i finlandesi hanno letteralmente scremato la loro popolazione, attraverso una strategia di sterilizzazioni coatte. Questo orrore è stato abrogato solo nel 1970. Si trattava di una ideologia darwinista pura, applicata in Finlandia, Svezia, Danimarca e Norvegia, per conservare solo coloro che erano preventivamente ritenuti “degni” di godere dei benefici dello Stato sociale. Di fatto è stata una gigantesca opera di selezione della razza. Non è un caso che, prima delle ultime ondate migratorie (che finora hanno interessato la Finlandia solo marginalmente), le popolazioni scandinave siano state fra le più omogenee d’Europa, da un punto di vista etnico. Oggi il messaggio che passa da quelle parti è l'opposto: accettare il diverso, chiunque sia. Sensi di colpa? Può darsi. Ma allora non possiamo che concludere che Miss Helsinki Sephora Ikalaba sia vittima del nuovo razzismo.


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