L'adozione gay infiamma la politica
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di Ruben Razzante31-08-2014 AA+A++

La sentenza con la quale il Tribunale dei minori di Roma ha autorizzato l'adozione di una bimba da parte di una coppia di lesbiche riapre il fronte dello scontro sui temi etici. Non che si sia mai chiuso, considerate le recenti polemiche sulla fecondazione eterologa. Peraltro la bambina affidata alle due donne è stata concepita da una delle due proprio con quel tipo di fecondazione, rispetto alla quale il governo si è pilatescamente defilato anziché affrontare con decreto l'essenza della questione.

La sentenza del Tribunale di Roma, discutibile nella forma e aberrante nel merito, potrebbe anche avere l'effetto di destabilizzare il quadro politico, scavando nelle latenti divisioni tra cattolici e non cattolici sui temi sensibili. I giudici sono entrati ancora una volta a gamba tesa sul terreno legislativo, per dettare l'agenda delle priorità e imporre segnatamente la strada da seguire. Eloquenti in tal senso le reazioni delle diverse forze politiche. Il centrodestra ha gridato al «golpe» e all'«attentato alla Costituzione». Cattolici come Binetti e Roccella sono stati molto tranchant nel criticare la sentenza, così come Gasparri, che non ha escluso addirittura la possibilità di una denuncia di quei magistrati, da lui definiti “distruttori del diritto”. Altrettanto duro Malan (Fi). A sinistra, invece, prevalgono le opinioni favorevoli, con il capogruppo del Pd alla Camera, Speranza, che auspica una rapida approvazione di una legge in linea con quella sentenza e in grado di riconoscere la "stepchild adoption" (adozione del figliastro), cioè il diritto del genitore non biologico che convive di fatto con il genitore biologico.

Dal punto di vista dei contenuti, la sentenza rappresenta un pericoloso precedente, potenzialmente in grado di aprire la strada a una pioggia di ricorsi da parte di altre coppie omosessuali che in passato si sono viste rifiutare istanze di adozione. La sentenza è pericolosa perché mina alla radice l'unicità della famiglia naturale, sancita nella Costituzione, e mette a repentaglio solidi principi pedagogici. Non è un caso che, al di là della fede cattolica e di alcuni insormontabili steccati ideologici, otto italiani su dieci si siano espressi in maniera decisamente contraria all'ipotesi di una legge sulle adozioni gay. Tuttavia, risulta difficile non prendere atto che la difesa dei valori cattolici in politica risulti ancora una volta appannaggio soprattutto delle forze politiche di centrodestra, laddove a sinistra appare sempre più maggioritario il fronte laicista che trova nell'attuale premier un convinto rappresentante, nonostante i suoi trascorsi nei movimenti ecclesiali. Certo, anche dentro Forza Italia non mancano le posizioni liberal, più aperte al riconoscimento dei diritti delle coppie gay, ma, a quanto risulta dalle cronache, almeno sulle adozioni il fronte "azzurro" appare compatto per il no.

Quando si inizierà a discutere dell'argomento in sede parlamentare, i rispettivi schieramenti verranno allo scoperto e si capirà se gli alfaniani manterranno le promesse, difendendo fino in fondo la famiglia naturale dagli attacchi ideologici degli ultimi mesi. Il progetto di Renzi è di equiparare le coppie omosessuali a quelle eterosessuali sul piano della tutela dei diritti. Nei mesi scorsi il premier ha annunciato la presentazione di un disegno di legge sui diritti civili delle coppie gay, forse anche per compiacere i suoi sponsor francesi. Ma da questi elementi discendono le altre riserve, anche di forma, rispetto alla sentenza di Roma. Renzi non ha mai parlato di adozioni per le coppie gay. I giudici hanno forse inteso scavalcare ancora una volta il legislatore e forzare la mano, imponendo che il Parlamento si occupi anche di quest'aspetto della materia delle unioni civili, che non è nell'agenda di governo. Uno sconfinamento di poteri davvero allarmante, che tradisce lo spirito della tripartizione sancita in Costituzione (legislativo, esecutivo, giudiziario) e prelude a nuove invasioni di campo, magari su altri temi sensibili.

La sentenza di Roma appare più rispettosa della lobby gay, assai ramificata nel nostro Paese, che non della volontà popolare, come da più parti si è fatto rilevare. Ora si tratta di capire se resterà isolata o se addirittura, come c'è da augurarsi, spingerà le forze politiche a fare una legge che ne contraddica lo spirito ed escluda ogni forma di adozione per le coppie omosessuali. In questa seconda ipotesi la pronuncia dei magistrati romani potrebbe rivelarsi un boomerang per loro. La breccia che si è aperta è pericolosissima e va richiusa quanto prima. La giurisprudenza ha spesso svolto un ruolo di supplenza colmando vuoti normativi e garantendo diritti già previsti nella Costituzione, ma non sufficientemente declinati dalle leggi ordinarie. In materia di diritto all'informazione o di diritto alla privacy o di tutela della salute, si sono registrate a più riprese sentenze illuminanti di tribunali che hanno consentito ai cittadini di beneficiare di una migliore qualità della vita e di muoversi in un perimetro sempre più garantista. Questa volta, invece, una sentenza rischia di produrre un "vulnus" all'antropologia e al buon senso. Dare per legge a una bimba o un bimbo due mamme o due papà è contro natura. Lo pensano i cattolici, ma, per fortuna, anche tanti non cattolici.


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