La santità di Stepinac ostaggio dell'ecumenismo
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di Lorenzo Bertocchi16-07-2017 AA+A++

Nulla di fatto. Come era ampiamente prevedibile il lavoro della Commissione congiunta tra cattolici e ortodossi per valutare la possibile canonizzazione del Beato Aloise Stepinac (1898-1960), si è conclusa con un laconico finale. «Le prevalenti interpretazioni date rispettivamente dai croati cattolici e dai serbi ortodossi restano ancora divergenti».

Il vescovo paladino della libertà religiosa nella Jugoslavia di Tito è stato beatificato da san Giovanni Paolo II nell'ottobre 1998 e da tempo attende la definitiva canonizzazione, visto che, tra l'altro, c'è già il miracolo canonico ottenuto per l'intercessione del beato Stepinac. Risale al 2014 l'approvazione da parte della Consulta Medica della Congregazione per le Cause dei Santi e nello stesso anno la Commissione Teologica della stessa Congregazione approvòà lo stesso miracolo dal punto di vista teologico. Quindi mancherebbe solo l'approvazione da parte della commissione cardinalizia, cosa che sarebbe dovuta accadere nello stesso 2014, al massimo nei primi mesi del 2015. Ma tutto è saltato.

A quanto apprende La Nuova BQ, mentre il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, preannunciava che entro la fine del 2015 il popolo croato avrebbe potuto vedere salire agli onori degli altari l'amato vescovo, nell'aprile 2014 il patriarca serbo Irinej scrisse un'ampia lettera a Papa Francesco chiedendogli di togliere dall'ordine del giorno la canonizzazione del Beato Stepinac. Perché colpevole di aver collaborato con il governo ustascia (1941-1945), il quale avrebbe fatto un genocidio contro il popolo serbo.

Il Papa ha risposto al patriarca con una lettera nel febbraio 2015, ribadendo che la Chiesa ha i suoi criteri e metodi per procedere alla canonizzazione, tuttavia, in via eccezionale, e aprendo così un rischioso precedente, ha permesso che si formasse una Commissione mista tra cattolici e serbi ortodossi per districare i nodi storici e scientifici.

Arriviamo così al comunicato finale di questa commissione emesso dopo la sua ultima e sesta riunione, a Roma lo scorso 12 e 13 luglio. Nulla di fatto, dicevamo. Semplicemente si prende atto delle divergenze che restano, cioè il beato Stepinac, figura di vescovo coraggioso e limpido, sarà canonizzato solo se il Papa deciderà indipendentemente dal parere dei serbi ortodossi. Il comunicato finale è sottoscritto, per la Conferenza Episcopale Croata, dal cardinale Josip Bozani?, Arcivescovo di Zagabria, da Monsignor Antun Škvor?evi?, Vescovo di Požega, da Monsignor Ratko Peri?, Vescovo di Mostar-Duvno, e dal Dr. Jure Krišto e il Dr. Mario Jareb, dell’Istituto Croato di Storia. Per il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba erano presenti: S.Em. Amfilohije, Metropolita del Montenegro e del Litorale, S.Em. Porfirije, Metropolita di Zagabria e Lubiana, S.E. Irinej, Vescovo di Novi Sad e di Ba?ka, S.E. Jovan, Vescovo di Pakrac e della Slavonia, e il Prof. Dr. Darko Tanaskovi?, Rappresentante di Serbia presso l’UNESCO.

Secondo una fonte che preferisce restare anonima, nonostante le amichevoli dichiarazioni presenti nel comunicato, i serbi «rimangono sostanzialmente sulle stesse posizioni di chiusura che portano avanti da settant'anni». Ora, aggiunge, «è veramente tutto nelle mani del Santo Padre, anche se, non dimentichiamolo, il miracolo c'è già ed è approvato. Come si dice “Dio ha parlato”».

Ma anche se c'è già “il dito di Dio” non è detto si arrivi presto alla canonizzazione del beato Stepinac, ragioni ecumeniche potrebbero essere più forti. Ancora una volta il beato, che mai si piegò davanti a nessuno, se non a Dio, possa essere valido consigliere.


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