La marcia dei sei milioni
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di Marisa Orecchia26-04-2017 AA+A++

Marceranno con noi. Sei milioni, una moltitudine sterminata. Il 20 maggio, a Roma, alla settima Marcia per la vita, ci saranno anche loro,  cui è stato negato, dalla giustizia degli uomini e dalle sue leggi,  il diritto di nascere.

Ci saranno anche loro, che ora sappiamo “affidati alla Misericordia del Padre” come  ricorda San Giovanni Paolo II Papa nell’enciclica Evangelium vitae,  e che  aspettano, nella Resurrezione Pasquale,  la gloria  della Resurrezione, nell’ultima ora  in cui, anch’essi  che  hanno patito la strazio del l’aborto, risorgeranno nella pienezza di vita.

E’ questa la gioiosa speranza che  ci accompagnerà per le vie di Roma in quella che si appresta a diventare, per importanza, la madre di tutte le Marce per la vita che pure, di questi tempi vanno moltiplicandosi nel mondo. E se ne comprende bene il motivo.

Che l’aborto sia il  delitto abominevole, insulto all’uomo e a Dio creatore, è  verità ormai  quasi  universalmente censurata, così politicamente scorretta che, a dirla, può capitare di  rischiare  il posto di lavoro. Che l’aborto sia sempre più diffuso e banalizzato – e ne dà conto l’impennata nelle vendite, dopo la liberalizzazione, delle varie  pillole abortive – è una triste realtà. Che l’aborto sia assurto a diritto civile a tutela del quale occorrerebbe impedire al medico l’esercizio dell’obiezione di coscienza e  ai pro life il sostegno  alle donne in difficoltà per  una gravidanza difficile, è purtroppo una deriva  verso la quale  siamo incamminati in questa  società violenta  che non tollera obiezioni al pensiero unico di cui è portatrice. Per alcuni Paesi tutto questo è già realtà.

Le marce per la vita sono lo spazio che rimane  a quanti  non accettano di tacere, di essere complici. Gente che  si accolla  fatica e spesa per dirlo, che passa la notte in pullman o in treno per testimoniare  di fronte al mondo che non  si  costruisce la vita  uccidendo nel grembo i figli, che  la tranquillità,   il  benessere, il futuro sereno cui tutti tendiamo non  si edificano  sull’immane sacrificio di vite che giornalmente  si compie  con l’aborto, che la pace, che tutti vogliamo,  sarà impossibile finchè una madre ucciderà  il figlio,  come  diceva Santa Teresa di Calcutta.

Non possiamo certamente valutare la forza della testimonianza  che  una marcia per la vita  ha  su chi abbia  la ventura di  imbattersi in essa, ma una certezza  è possibile  fin da adesso.  Prima o poi  la  verità  si fa strada.  Non  è dato saper  quando, nè come, ma possiamo esser certi che   un domani  verrà in cui  si guarderà con orrore  e sgomento   a questi nostri giorni e al baratro in cui, a partire dall’aborto volontario, l’Occidente, già cristiano, è caduto. L’aborto volontario, il  dominio dell’uomo sull’uomo, è  infatti   la  crepa che ha minato la diga, caduta la quale  il disastro  è stato totale e ogni aberrazione, in nome dell’autodeterminazione  ha trovato  cittadinanza.

Contemplando la desolazione  del nostro tempo, con le massime istituzioni  mondiali ed europee e i potentati economici  impegnati  fino alla  distruzione  della  stessa natura dell’uomo,  sostenuti da   tutto il sistema  massmediatico , nel silenzio di   tanti uomini di Chiesa, ci si chiederà allora come è potuto accadere che  l’uomo abbia smarrito  se stesso  fino a tal punto.

Apparirà allora  l’impegno di quanti non si sono piegati e che hanno continuato  a lavorare  e a testimoniare e  le Marce per la vita saranno come la luce  che  dalle abbazie  si è irradiata nell’Europa  delle rovine dei barbari per  la salvezza della civiltà.


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