Kinsey, era un maniaco il guru della cultura gay
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di Roberto Marchesini11-02-2013 AA+A++

Alla base dell'ideologia del gender, e spesso usati come supporto scientifico, stanno i Rapporti Kinsey, dal nome dello scienziato americano Alfred Charles Kinsey, il quale condusse esperimenti sul comportamento sessuale delle persone. In questo articolo troverete chi era davvero Alfred Kinsey e quale sia il progetto.

Il 12 maggio 2007 ero a Roma per il Family Day. Sfogliando un quotidiano – non ricordo quale – e ho trovato una intera pagina acquistata da una associazione di «Industriali gay e lesbiche». In questa pagina si affermava che cinque milioni di italiani avevano tendenze omosessuali: una bella cifra! Un asterisco riportava ad una nota a piè di pagina e faceva riferimento al Rapporto Italia 2003 dell'Eurispes. Incuriosito, mi sono procurato il Rapporto e, arrivato a pagina 1091, ho letto queste parole: «Si stima che gli omosessuali in Italia siano circa cinque milioni; secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sarebbero tra il 5% ed il 10% della popolazione italiana». Così, visto che le cacce al tesoro mi sono sempre piaciute, mi sono messo a cercare il documento dell'OMS che stabiliva quanti fossero gli italiani con tendenze omosessuali.

Come maliziosamente pensavo, non ho trovato nessun documento del genere; tuttavia ne ho trovati altri che citavano il famoso 10% e rimandavano ai famosi Rapporti Kinsey. Fine della caccia.

I Rapporti Kinsey sono due volumi intitolati Il comportamento sessuale dell'uomo e Il comportamento sessuale della donna, pubblicati rispettivamente nel 1948 e nel 1953 negli Stati Uniti da Alfred Charles Kinsey e dai suoi collaboratori. I due rapporti furono l'esito di una ricerca finanziata sin dal 1940 dalla Rockefeller Foundation.

Torniamo al famoso 10%. Evidentemente i Rapporti Kinsey non dicono che il 10% della popolazione italiana abbia tendenze omosessuali; né che il 10% della popolazione mondiale abbia tendenze omosessuali. Dimostrano però che il 10% della popolazione statunitense ha tendenze omosessuali? Non esattamente.

Nel primo rapporto, a pagina 636*, si legge: «il 10 per cento dei maschi sono più o meno esclusivamente omosessuali per almeno tre anni tra i 16 e i 55 anni»; tuttavia «il 4 per cento dei maschi sono esclusivamente omosessuali durante tutta la vita, dopo la pubertà». Esclusi dunque gli incidenti di percorso, abbiamo il 4% di popolazione con tendenze omosessuali prevalenti e stabili: ben diverso dal 10% propalato dalle associazioni omosessualiste. Ma ben diverso anche dalle cifre ottenute da tutte le altre ricerche sull'argomento condotte da decenni nel mondo occidentale, per le quali la percentuale di popolazione omosessuale (di volta in volta calcolata considerando il comportamento, le pulsioni o l'auto-identificazione come omosessuale) si aggira intorno all'1-1,5%.

Da dove arriva, dunque, il 4% di Kinsey?
Semplice: Kinsey ha manipolato il campione di individui intervistato per ottenere quei dati. Il celebre psicologo Abraham Maslow, saputo delle ricerche che Kinsey stava conducendo, volle incontrarlo per confrontarsi con lui. Una volta compreso il metodo d’indagine di Kinsey, Maslow mise in guardia l’entomologo dal “volunteer error”, ossia dalla non rappresentatività di un campione composto esclusivamente da volontari per una ricerca psicologica sulla sessualità. Kinsey decise di ignorare il suggerimento di Maslow e di proseguire nella raccolta delle storie sessuali di volontari. Oltre a questo, circa il 25 % dei soggetti maschi intervistati nella sua ricerca erano detenuti per crimini sessuali; l’unica scuola superiore presa in considerazione per la ricerca fu un istituto particolare nel quale circa il 50 % degli studenti avevano contatti omosessuali; tra i soggetti erano presenti anche un numero sproporzionato di “prostituti” maschi (almeno 200); tra gli omosessuali vennero contati anche soggetti che avevano avuto pensieri o contatti casuali, magari nella prima adolescenza; infine, nel calcolare la percentuale di omosessuali, Kinsey fece sparire – senza darne spiegazione - circa 1.000 soggetti.

Ma la frode scientifica non è l'unico aspetto problematico del lavoro di Kinsey. Kinsey ha raccolto la più grande raccolta di materiale pornografico al mondo («Seconda soltanto a quella conservata al Vaticano», come amava ripetere per sconvolgere i suoi interlocutori), che ancora adesso viene periodicamente mostrata al pubblico. Kinsey e i suoi collaboratori (con mogli ed amici) si prestavano personalmente, come attori, fotografi e registi, per incrementare questa collezione.
L'aspetto però più inquietante di questo personaggio riguarda gli esperimenti sessuali condotti su bambini.

Nel paragrafo intitolato L'orgasmo nei soggetti impuberi (pp. 105 – 112) del primo Rapporto Kinsey descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili. In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di «orgasmi» e cronometrando gli intervalli tra un «orgasmo» e l'altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: «In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[...]» (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: «Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo» (p. 110).

Nel secondo Rapporto esiste un paragrafo intitolato Contatti nell'età prepubere con maschi adulti, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti, ovviamente alla presenza di Kinsey e colleghi. Le osservazioni condotte inducono Kinsey a sostenere che

“Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici. Quando i bambini vengono posti in guardia di continuo dai genitori e dagli insegnanti contro i contatti con gli adulti, e quando non ricevono alcuna spiegazione sulla natura esatta dei contatti proibiti, sono pronti a dare in manifestazioni isteriche non appena una qualsiasi persona adulta li avvicina, o si ferma a parlar loro per strada, o li carezza, o propone di fare qualcosa per loro, anche se quella persona può non avere alcuna intenzione sessuale. Alcuni tra i più esperti studiosi di problemi giovanili, sono addivenuti alla convinzione che le reazioni emotive dei genitori, dei poliziotti e di altri adulti i quali scoprono che il bambino ha avuto contatti, possono turbare il fanciullo più seriamente degli stessi contatti sessuali. L’isterismo in voga nei riguardi dei trasgressori sessuali può benissimo influire in grave misura sulla capacità dei fanciulli  ad adattarsi sessualmente alcuni anni dopo, nel matrimonio.
Vi sono, naturalmente, esempi di adulti che hanno inflitto lesioni fisiche a bambine con le quali avevano tentato contatti sessuali, e possediamo le biografie di alcuni maschi responsabili di tali lesioni. Ma i casi del genere sono la minoranza, e il pubblico dovrebbe imparare a distinguere i contatti di tale gravità da altri contatti con adulti che, con ogni probabilità, non possono fare alla bambina alcun male apprezzabile, purchè i genitori non si turbino. Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile” (pp. 159-160).

Questi sono i rapporti Kinsey, che tanto piacciono ai militanti omosessualisti. Nessuna interpretazione, tutto nero su bianco, pubblicato ed accessibile a chiunque.
Ora sarebbe il caso di saperne di più di Kinsey, e di questa ricerca.

Kinsey non era uno psicologo, nemmeno uno psichiatra: era un entomologo. Un "insettologo", insomma. Perché la Fondazione Rockefeller volle finanziare queste ricerche, la pubblicazione dei Rapporti ed aiutare Kinsey a fondare l'Indiana Institute for Sex Research non ci è dato sapere. Sappiamo però dai suoi collaboratori che Kinsey aveva un progetto, un «grande progetto»: fornire le basi scientifiche per una nuova moralità sessuale ed educare il mondo in base a questi nuovi principi.

Come nacque questo «grande progetto»? Perché desiderava ardentemente giustificare e diffondere l'omosessualità, la pedofilia, la bestialità (pp. 655 – 668, Il comportamento sessuale dell'uomo)? Non lo sappiamo. Sappiamo che Alfred Charles fu, da bambino, affetto da rachitismo, febbri reumatiche e tifoidi che lo condussero più volte in fin di vita. Impossibilitato per motivi di salute a frequentare i coetanei, sviluppò, nel corso di lunghe passeggiate, la passione per l’osservazione degli animali. Da adulto praticò il nudismo, lo scambismo, la pornografia, la sodomia, il masochismo, la masturbazione compulsiva.
Nel 1954 si impiccò, letteralmente, per i genitali. Da quel momento, e probabilmente a causa di quel gesto, la sua salute sempre cagionevole precipitò; subì diversi ricoveri «misteriosi», la sua dipendenza da barbiturici ed anfetamine divenne ingestibile. Kinsey morì il 25 agosto del 1956, probabilmente per un attacco cardiaco, anche se le circostanze della sua morte non sono mai state rese note.

Questo fu Alfred Charles Kinsey, icona del movimento gay e di quello pedofilo, pioniere della rivoluzione sessuale.
L'istituto da lui fondato, ora chiamato Kinsey Institute, for research in Sex, Gender, and Reproduction, prosegue la sua opera.
A proposito: cercano volontari per alcuni esperimenti; se qualcuno fosse interessato...

* I numeri di pagina si riferiscono alle edizioni italiane: Il comportamento sessuale dell'uomo, Bompiani, Milano 1950; Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956.


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Giu
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