«Il terrorismo abusa del nome di Dio»
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di Lorenzo Bertocchi10-01-2017 AA+A++

Lungo e articolato il discorso che Papa Francesco ha rivolto questa mattina al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede in occasione degli auguri per il nuovo anno. Un discorso che appare equilibrato e che ruota intorno al tema della «sicurezza e della pace», riecheggiando in alcuni passaggi il recente messaggio per la 50.ma Giornata Mondiale della Pace.

IL TERRORISMO FONDAMENTALISTA

«Purtroppo, siamo consapevoli di come ancor oggi, l’esperienza religiosa, anziché aprire agli altri, possa talvolta essere usata a pretesto di chiusure, emarginazioni e violenze». Si apre con queste parole un passaggio centrale del discorso del Papa, che ha specificato di riferirsi «particolarmente al terrorismo di matrice fondamentalista, che ha mietuto anche lo scorso anno numerose vittime in tutto il mondo: in Afghanistan, Bangladesh, Belgio, Burkina Faso, Egitto, Francia, Germania, Giordania, Iraq, Nigeria, Pakistan, Stati Uniti d’America, Tunisia e Turchia. Sono gesti vili, che usano i bambini per uccidere, come in Nigeria; prendono di mira chi prega, come nella Cattedrale copta del Cairo, chi viaggia o lavora, come a Bruxelles, chi passeggia per le vie della città, come a Nizza e a Berlino, o semplicemente chi festeggia l’arrivo del nuovo anno, come a Istanbul».

In questi casi si tratta «di un abuso del nome di Dio», perciò il Papa, senza mai nominare esplicitamente la matrice islamista, ha detto di fare «appello a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio».

Le cause di questo tragico terrorismo religioso sono, dice il Papa, «frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale». 

SCONFIGGERE LA VIOLENZA RELIGIOSA

Questo tragico fenomeno «potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale della vita». 

Un altro strumento indicato è quello del dialogo fra le religioni: «esprimo il vivo convincimento che ogni espressione religiosa sia chiamata a promuovere la pace. (…) Alla base di tale cammino non può che esservi il dialogo autentico fra le diverse confessioni religiose». Quindi ha richiamato le opere di carità e il sacrificio dei martirio come elementi importanti per «l'edificazione del bene comune (…) soprattutto nelle regioni più disagiate e nei teatri di conflitto». 

LE IMMIGRAZIONI

Un altro tema che sta molto a cuore a Papa Bergoglio è quello del fenomeno delle migrazioni, e non ha mancato di sottolinearlo ai diplomatici. Nei confronti di profoghi, migranti e rifugiati occorre collaborare a livello internazionale per dare loro una «accoglienza dignitosa».

Per fare questo il Papa ha detto, in modo molto equilibrato, che occorre «saper coniugare il diritto di “ogni essere umano […] di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse”, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti». 

Infine, prosegue il ragionamento del Santo Padre, «un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione».

PACE E SVILUPPO

«Nel mondo», ha sottolineato il Papa, «ci sono ancora troppe persone, specialmente bambini, che soffrono per endemiche povertà e vivono in condizioni di insicurezza alimentare – anzi di fame –, mentre le risorse naturali sono fatte oggetto dell’avido sfruttamento di pochi ed enormi quantità di cibo vengono sprecate ogni giorno». La soluzione è sempre quella proposta dalla Popolorium progressum di Giovanni XXIII, per cui «”Il cammino della pace passa attraverso lo sviluppo” che le autorità pubbliche hanno l’onere di incoraggiare e favorire, creando le condizioni per una più equa distribuzione delle risorse e stimolando le opportunità di lavoro soprattutto per i più giovani».

L'EUROPA RESTI UNITA E RISCOPRA LE SUE RADICI

«L’Europa intera sta attraversando un momento decisivo della sua storia», ha detto Francesco, «nel quale è chiamata a ritrovare la propria identità. Ciò esige di riscoprire le proprie radici per poter plasmare il proprio futuro. Di fronte alle spinte disgregatrici, è quanto mai urgente aggiornare “l’idea di Europa” per dare alla luce un nuovo umanesimo basato sulle capacità di integrare, di dialogare e di generare, che hanno reso grande il cosiddetto Vecchio Continente. Il processo di unificazione europea, iniziato dopo il secondo conflitto mondiale, è stato e continua ad essere un’occasione unica di stabilità, di pace e di solidarietà tra i popoli». 

UN DONO, UNA SFIDA, UN IMPEGNO

La pace è «un dono perché essa sgorga dal cuore stesso di Dio; una sfida perché è un bene che non è mai scontato e va continuamente conquistato; un impegno perché esige l’appassionata opera di ogni persona di buona volontà nel ricercarla e costruirla». 


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