Il gas di Zhor: così i media oscurano decisioni vitali per l'Italia
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di Robi Ronza07-01-2017 AA+A++

In una cronaca politica sempre più ingombra di notizie inutili e irrilevanti fa specie il silenzio che persiste attorno alla più grossa delle carte che il governo Gentiloni si è trovato in mano: la scadenza entro il prossimo maggio dei mandati dei vertici delle cinque maggiori aziende di proprietà statale, ossia l’Eni, l’Enel, Terna, Poste Italiane e Leonardo/Finmeccanica.

A conferma di quanto statalismo l’Italia dell’epoca della “guerra fredda” ha lasciato in eredità a quella di oggi basti considerare che quasi un quarto della capitalizzazione della Borsa di Milano, circa 160 miliardi di euro sui circa 600 miliardi complessivi, è costituito da titoli di aziende a controllo statale. Il rinnovo dei loro vertici dovrebbe a ragione essere sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali; invece il silenzio è assoluto.

Le posizioni in ballo sono circa quaranta. Tra gli altri i posti di amministratore delegato: incarichi cui corrispondono stipendi lordi tutti quanti molto superiori al milione di euro all’anno (maggiori cioè di almeno circa cinque volte a quello del presidente della Repubblica) e che contano ben di più delle poltrone della maggior parte dei ministri. Ciononostante non fanno notizia.

Si è parlato molto in questi giorni della circolazione di notizie false come di un problema oggi molto acuito dal facile accesso per chiunque a quel potentissimo ma caotico canale di comunicazione di massa che è Internet. Beninteso, un problema acuito, non nato adesso essendo infatti antico come il mondo. Questo, di cui anche noi ci siamo occupati, è tuttavia solo un aspetto del problema, e tutto sommato il meno preoccupante: nel nostro tempo tanta e tale è la circolazione di dati che, per chi lo voglia, smascherare una notizia falsa non è difficile. Più rilevante, e anche più difficile da contrastare, è la distorsione che il sistema massmediatico produce ignorando puramente e semplicemente alcuni fatti per importanti che siano.

Nel caso che qui ci interessa, mentre ad esempio da mesi veniamo informati giorno e  notte di ogni possibile screzio, pettegolezzo e lite dietro e davanti le quinte, a voce o via “tweet”, dell’amministrazione comunale di Roma, veniamo con la medesima cura lasciati all’oscuro di quanto si sta decidendo riguardo ai vertici di aziende statali delle dimensioni e  del peso di quelle di cui si diceva.  Ciò conferma quanto purtroppo la stampa, e il sistema massmediatico in genere, lasciatasi alle spalle la loro originaria funzione di strumento di garanzia democratica, stiano sempre più diventando il grande paravento del potere.

Lo conferma ad esempio un’altra vicenda: la poca o nulla attenzione che i media stanno dando all’avvio dello estrazione del gas dal gigantesco giacimento Zhor, scoperto dall’Eni in un’area che aveva ricevuto in concessione in acque territoriali egiziane. Come già avevamo ricordato (vedi qui e qui), combinandosi con le altre concessioni e con le infrastrutture di cui l’Eni già dispone sulla riva sud del Mediterraneo, la disponibilità del giacimento Zhor è una risorsa tale da giustificare un rimodellamento ad hoc di tutte la nostra politica verso il Levante; e anche un nuovo impegno in sede europea per la promozione, finalmente, di una politica comune dell’energia. Giustifica insomma una politica estera mancando la quale anche un gruppo delle dimensioni dell’Eni rischia grosso. Proprio perché l’Eni ha in mano delle carte di importanza enorme, nella misura in cui non ha adeguato sostegno politico qualche altra potenza europea potrebbe ritentare il colpo che la Francia di Sarkozy tentò con l’attacco alla Libia di Gheddafi. 

Sembra che al riguardo una battaglia sia comunque in corso, in primo luogo con riguardo all’Eni da una parte e a Leonardo/Finmeccanica dall’altro, ossia le due aziende di maggiore rilievo strategico internazionale. In un campo poi  in cui la pressione degli interessi americani è sempre forte, dopo l’ormai imminente insediamento del nuovo presidente Usa si tratterà di capire quanto il nuovo governo di Washington vuole dire la sua in materia malgrado l’ormai avviata diminuzione della sua presenza nel Mediterraneo.

Anche in questa prospettiva il rinnovo dei vertici dell’Eni non è cosa da poco.  Essendo l’Egitto il Paese nordafricano e arabo dove più facilmente che altrove sarebbe possibile sviluppare ampie cooperazioni in campo industriale manifatturiero, la valorizzazione anche a tal fine del gas estratto dal giacimento Zhor apre grandi prospettive di pacifico sviluppo condiviso. Anche qui siamo di fronte a questioni che dovrebbero essere sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali quasi quotidianamente, e che meriterebbero ampi e approfonditi dibattiti. Invece non se ne parla.

 


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