Il cardinale risponde ai Dubia? Per il suo editore no
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di Marco Tosatti15-02-2017 AA+A++

Doveva essere la risposta – non ufficiale, ma pur sempre autorevole – ai Dubia sull’Amoris Laetitia presentati dai quattro cardinali e sostenuti da molti altri cardinali, vescovi preti e fedeli, e invece non lo era. Dalle anticipazioni dei giorni passati sembrava che il testo del porporato fosse stato ispirato, o quantomeno richiesto, dal Pontefice stesso. Parliamo del libro di trenta pagine del cardinale Francesco Coccopalmerio pubblicizzato, forse con una fretta eccessiva, da qualcuno come la risposta ai Dubia. Il cardinale alla fine ha deciso addirittura di non presentarsi alla conferenza stampa di presentazione. Qualcuno dice perché aveva in concomitanza una riunione alla Congregazione per le Cause dei Santi; altri, maligni, perché voleva evitare l'assalto dei cronisti. Sembra che darà interviste nei prossimi giorni.

Il Servizio Informazione Religiosa (l’agenzia dei vescovi italiani) riporta questa notizia:

“Non è la riposta del Vaticano ai ‘dubia, anche se il cardinale si è assunto la sua responsabilità scrivendolo”. Così don Giuseppe Costa, direttore della Libreria editrice vaticana, ha risposto alle domande dei giornalisti, durante la presentazione, svoltasi presso la Sala Marconi della Radio Vaticana, del libro del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, sul capitolo ottavo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia. “Noi come editori diamo voce a interlocutori così autorevoli – ha precisato Costa a proposito del volume, firmato dal cardinale e pubblicato dalla Lev – ma il libro del cardinale Coccopalmerio non è una risposta ufficiale del Vaticano. Il dibattito è sempre aperto, noi lo incoraggiamo e offriamo strumenti di approfondimento”.

Un libro “destinato alla gente”, lo ha definito Costa, di natura “pastorale”: “Un testo leggibile, fruibile e chiarificatore”.

A una domanda su una ipotetica “confusione” del capitolo ottavo dell’Amoris Laetitia, che ha reso necessaria una chiarificazione, il teologo Maurizio Gronchi ha risposto con una battuta: “Commentiamo ogni domenica i Vangeli, i quali hanno molta confusione: è per questo che li commentiamo”.

Siamo sempre a favore delle battute, più o meno spiritose che siano. Ma che i Vangeli abbiano molta confusione ci suona nuovo. E soprattutto, per quel che riguarda il problema di cui si parla tanto – matrimonio, adulterio, divorzio e nuove nozze – abbiamo ancora nelle orecchie il Vangelo di domenica scorsa. Gesù sembrava pochissimo confuso…”Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”. Non siamo teologi, anzi siamo piuttosto ignoranti, dei poveri gazzettieri, ma pare proprio chiaro…

L’anticipazione fornita nei giorni scorsi in realtà non suonava come una vera risposta ai Dubia; tutt’al più come una chiosa esplicativa delle famose “noticine” che di fatto rovesciano l’impostazione seguita fin qui dalla Chiesa, e dagli ultimi papi. Per esempio in questo passaggio: “Qualora l’impegno di vivere come fratello e sorella si riveli possibile senza difficoltà per il rapporto di coppia, i due conviventi lo accettino volentieri; qualora invece tale impegno determini difficoltà, i due conviventi sembrano di per sé non obbligati, perché verificano il caso del soggetto del quale parla il n. 301 con questa chiara espressione: ‘si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa’”.

Nella sua esortazione apostolica, papa Francesco fa anche lui cenno a questo passaggio del Concilio: “La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”.

L’anticipazione poi affermava: “...il cardinale Coccopalmerio ricorda così che ‘un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta’. ‘Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato – conclude – quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: ‘In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi’”.

Perciò il libretto consiglia una lettura dell’Amoris Laetitia; anzi "l’attenta lettura ai tanti che ne hanno frainteso il senso e il significato”. Ai quali mancherebbe “una visione disinteressata e pura di cuore" (e perché mai? N.D.R.); e di conseguenza incapaci di percepire “la chiara, coraggiosa e geniale riaffermazione della purezza della dottrina cattolica in tema di matrimonio e di famiglia (dottrina com’è noto delineatasi nel corso del secondo millennio cristiano), considerata come parola vivente che tramanda il fuoco della tradizione, e in quanto tale capace di confrontarsi e di illuminare le sfide del tempo presente, illuminando aspetti nuovi dell’ infinita ricchezza contenuta nel Vangelo”.  Ecco la conclusione: “Come si fa, allora, a parlare di confusione dottrinale da parte di Papa Francesco? Certo, il cammino pastorale, teologico e spirituale, intrapreso da Bergoglio è un cammino d’altura, che esige da parte di tutti, e in primis dai Pastori, una radicale conversione pastorale, che è anche conversione spirituale e culturale. E questo non è sempre facile”.

Preghiamo chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui di confrontare queste  numerose, bellissime e ricercate frasi con la scarna radicalità delle parole di Gesù citate nel Vangelo di domenica scorsa. “Fu pure detto…”. 


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Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! (Mt 13,10-17)




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Papa Francesco
Dopo "Amoris Laetitia" è possibile accostarsi all'Eucaristia per i divorziati risposati? Continua a essere valida l'esistenza di norme morali assolute? Esiste ancora la condizione di peccato grave abituale? Vale ancora che un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto non può diventare soggettivamente onesto?

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