Eutanasia record in Belgio: +25% nel 2012
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di Tommaso Scandroglio21-02-2013 AA+A++

Venticinque per cento. Di tanto è cresciuta dal 2011 al 2012 la richiesta di pratiche eutanasiche in Belgio, il secondo paese al mondo dopo i Paesi Bassi ad aver legalizzato questa pratica. A renderlo noto è la Commissione Federale di controllo e valutazione dell’eutanasia, la quale ha dato notizia che 1.432 persone hanno chiesto di essere uccise o sono state aiutate a togliersi la vita nel 2012, contro le 1.133 del 2011. Si tratta del 2% di tutti i decessi avvenuti nel Paese. I malati di tumori sono il gruppo più numeroso: il 74% dei casi. 

Da cosa dipende una simile impennata di richieste? Dal fatto che una volta varata una legge che legittima un crimine, questo con andamento logaritmico crescerà sempre più. In un articolo a firma di Giovanna Arcuri comparso su queste pagine lo scorso 17 Gennaio (La tragica scelta dei gemelli di Anversa), si era descritto questo andamento “a slavina” dell’eutanasia. Partendo da una legge piena di condizioni ferree per accedere alla “dolce morte” – maggiore età, capacità di intendere e volere, richiesta reiterata più volte, doppia firma di due medici, iniezione letale praticata dal medico, stato di prostrazione per dolori indicibili – subito la medicina belga è scivolata in prassi non proprio rispettose della legge: metà dei pazienti è finita all’altro mondo senza il suo consenso e spesso il lavoro sporco lo fanno le infermiere a posto dei medici.

Senza contare il fatto che – come fa sapere la Commissione di controllo  il 55% dei decessi avviene tra le mura domestiche dove i controlli imposti dalla legge non si sa quanto efficaci possano essere. Viene da chiedersi se la Commissione di controllo a breve sarà costretta a cambiar nome dato che il suo lavoro pare che non lo svolga in modo proprio ineccepibile.

Ma il descensus ad inferos non si è arrestato a questo punto. Dato che la prassi medica è così indulgente, la legge non può che adeguarsi a ciò che succede negli ospedali. Ecco dunque che ieri mattina, dopo l’interruzione di Dicembre, si sono riaperti i lavori parlamentari in Senato al fine di allargare ancor di più le maglie dell’eutanasia legale.
Come illustrato in un precedente articolo del 20 Dicembre (Belgio, arriva l’eutanasia per l’Alzheimer), con buona probabilità l’attuale legge verrà riformata in senso ancor più libertario: possibilità che anche i minori, fino ai 15 anni, possano accedere all’eutanasia perché “persone capaci di discernimento” (altre proposte vogliono abolire addirittura qualsiasi limite di età) e libero accesso all’eutanasia anche per i pazienti affetti da patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Questi, ancora capaci di intendere e volere, potranno disporre di essere eliminati tramite testamento biologico.

In Senato sono stati chiamati una quarantina di esperti ma, a detta di padre Tommy Scholtes, addetto stampa della Conferenza episcopale belga, nessuno di loro pare essere su posizioni molto pro-life. Tra gli esperti figura la dott.ssa Dominique Biarent, capo delle cure intensive all’Ospedale pediatrico universitario Regina Fabiola, la quale in merito all’eutanasia sui minori ha affermato che questo fenomeno è noto a tutti i medici e dunque, invece di combatterlo, occorre disciplinarlo. “E’ necessario per i medici avere un quadro normativo di riferimento” ha detto la dottoressa. Insomma il modo migliore per risolvere un problema è dire per legge che non è un problema.

I paesi del Nord Europa, secondo un luogo comune ormai ben consolidato, sono la terra dove fiorisce meglio la bella pianta del welfare. Evidentemente nel paniere “welfare” d’ora in poi dovremo inserire anche la voce “eutanasia”, l’ultimo – in tutti i sensi – dei servizi sociali per il “benessere” della persona.


25
Mag
Santa Maria Maddalena de’ Pazzi


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