Depo Povera, il contraccettivo che distrugge le ossa
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di Ermes Dovico21-04-2017 AA+A++

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) continua ostinatamente a consigliare l’uso del Depo Provera, un contraccettivo iniettabile distribuito in gran quantità in Africa, la cui associazione con un forte incremento dell’osteoporosi è provata e che secondo alcuni studi aumenta il rischio di contrarre l’HIV. Pur declassandone di fatto il livello di sicurezza (da categoria 1 a 2), nella nuova guida dell’Oms si afferma che il Depo Provera e un altro anticoncezionale ormonale a base di noretisterone possono essere usati perché “i vantaggi di questi metodi pesano generalmente di più dei possibili accresciuti rischi di acquisire l’HIV”.

Leggendo tra le righe della guida, si capisce che il “vantaggio” a cui si riferisce l’agenzia dell’Onu è quello di evitare la gravidanza, perché le eventuali complicazioni di una maternità indesiderata costituirebbero “una seria minaccia alle vite e al benessere delle donne e delle loro famiglie”. Ancora una volta, anziché promuovere vere politiche di sostegno alla salute materna, che ridurrebbero i tassi di mortalità, le parole dell’Oms palesano come ai vertici delle Nazioni Unite interessi soprattutto il controllo delle nascite: parafrasando, l’obiettivo di non far nascere bambini è più importante dell’aumento di problemi ossei e della diffusione di HIV, che a loro volta la salute la peggiorano, contraddicendo quanto a parole si afferma di voler proteggere.

Il blando avvertimento sui rischi di contrarre l’HIV, tra l’altro, arriva solo dopo varie proteste in difesa della salute delle donne, che hanno obbligato l’Oms a ritirare la precedente guida e riconoscere quantomeno che nuove evidenze scientifiche confermano il collegamento tra i contraccettivi iniettabili e il maggior pericolo di acquisire il virus. Il legame con l’osteoporosi è poi talmente evidente che negli Stati Uniti, già nel 2004, la Food and Drugs Administration ha ordinato alla Pfizer, la multinazionale produttrice del Depo Provera, di inserire sulle confezioni un black box warning, ossia un’avvertenza con il massimo risalto sugli effetti collaterali e, nello specifico, sul rischio di una significativa riduzione della massa ossea, che prima di allora aveva generato una serie di cause giudiziarie contro il colosso farmaceutico.

La testardaggine dell’Oms nel voler comunque promuovere il Depo Provera nei Paesi poveri si spiega con la sua prolungata azione anticoncezionale: le sue iniezioni, fatte ogni tre mesi, possono inibire il ritorno alla fertilità per periodi che vanno da una media di 9 fino ai 18 mesi. Secondo i critici, la scarsa trasparenza sugli effetti del farmaco si spiega inoltre con la dipendenza dell’Oms dai suoi maggiori finanziatori, tra i quali c’è la Fondazione Bill & Melinda Gates, che all’interno della Family Planning 2020, una campagna condotta da diversi organismi attivi sul fronte del controllo delle nascite, spinge con forza l’uso di contraccettivi iniettabili. La Fondazione Gates, infatti, ha stretto un accordo con la Pfizer per aumentare la distribuzione del Depo Provera in una forma auto-iniettabile chiamata Sayana Press, raddoppiandone la produzione e alimentando un giro d’affari già miliardario. Kwame Fosu, un avvocato che nel 2013 curò la pubblicazione di un report sul famigerato farmaco, ha più volte messo in guardia rispetto ai tentativi della Fondazione Gates e dei suoi partner di nascondere deliberatamente i rischi connessi all’uso del Depo Provera, la cui vicenda è rivelatrice di “una vergognosa tragedia umana, guidata dal profitto a ogni costo e dall’agenda ideologica sul controllo della popolazione”. Come vuole ogni ideologia, bisogna che certe informazioni vengano oscurate il più possibile.


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