Chi parla a nome del papa? Quanti "prestanome"
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di Marco Tosatti18-03-2017 AA+A++

Nei giorni scorsi si è svolto il VII Corso alla Pontificia Università della Santa Croce dedicato ai giornalisti interessati all’informazione vaticana. Nel primo giorno una tavola rotonda ha dibattuto il problema delle fonti; hanno contribuito David Wiley, una firma storica della BBC, Luigi Accattoli, il prof. Giovanni Tridente, della PUSC, e chi scrive.

Una delle particolarità del momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo è emersa dal contesto. Ci ricordavamo, per esempio, dell’epoca di Giovanni Paolo II. In quei tempi era chiaro che il Papa, quando non parlava egli stesso – come per esempio faceva sull’aereo, inaugurando una consuetudine che i suoi successori hanno mantenuto, anche se non con la stessa libertà – aveva una persona delegata a farlo in suo nome. E questa persona era Joaquin Navarro Walls.

Che godeva di un rapporto di fiducia estremo con papa Wojtyla. Tanto che quando – dopo che aveva rivelato, nel corso del viaggio in Ungheria, che Giovanni Paolo II soffriva di sindrome extrapiramidale – una forma di Parkinson – la lettera di licenziamento preparata dalla Segreteria di Stato fu bloccata proprio dall’Appartamento. Anche il segretario particolare, l’adesso cardinale Stanislao Dziwisz, ogni tanto concedeva qualche frammento della mens pontificia, ma con parsimonia.

Benedetto XVI aveva padre Lombardi, e, in estemporanea e salesiana, il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Con quali rismaniera ultati l’abbiamo visto. Non si può parlare di un rapporto felice con i media, nel suo caso. 

E adesso c’è Francesco, ma il problema si pone in maniera del tutto diversa. Alla domanda: chi è il portavoce del Papa? Non è così semplice rispondere. Certo, c’è Greg Burke (nessuna parentela con l’omonimo cardinale) che ha ereditato dal padre Federico Lombardi, SJ, il ruolo di direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Ma possiamo dire che finora ha preferito tenere un profilo piuttosto riservato, almeno come portaparola del Pontefice. E non è che gli manchino né capacità né esperienza. Ha fatto il giornalista per molti anni, e ha lavorato come consigliere per i media per vari anni in Segreteria di Stato. Però si sente poco, per ora; e certamente non cerca il palcoscenico.

Per il Papa però parlano molti altri (oltre al Pontefice stesso, che non è certo taciturno…). Abbiamo Scalfari, con le sue interviste non registrate e riportate “ad sensum”. Che presentano però agli esegeti lo stesso problema di alcune, anche famose, apparizioni e rivelazioni sovrannaturali: non sempre è chiaro se il Veggente esprime pensieri e parole sue, oppure del Protagonista dell’apparizione.

Poi c’è naturalmente padre Antonio Spadaro, SJ, Direttore de La Civiltà Cattolica, il vero uomo dei media – compresi i social media, con qualche piccola scivolata – del Pontefice. Che di recente, parlando al SIR, l’agenzia stampa dei vescovi, ha parlato addirittura di “odio” nei confronti del Pontefice. “Quanti criticano pregiudizialmente il Pontefice sono poche persone, che però si esprimono sui social network dove fanno grande chiasso. L’impressione è che siano tanti, ma in realtà il rumore è frutto dell’eco. E le dinamiche di odio (sottolineatura nostra) che si sviluppano non hanno nulla di cristiano”.  Così padre Antonio Spadaro.

Il direttore ha affermato che “Il rispetto della laicità dello Stato è fondamentale. Francesco mostra che per costruire una società non bisogna vincere sugli altri, ma mettere in dialogo tutte le forze vive”. D’altra parte, prosegue, “le persone hanno voglia di partecipare al dibattito culturale e politico, ma faticano a trovare fonti attendibili. Purtroppo prevale la dinamica da ‘camera dell’eco’: chi la pensa in un certo modo, ascolta solo chi la pensa come lui”. Sarà per questo motivo che Padre Spadaro “blocca” (e anche altri divulgatori del cerchio magico del Papa lo imitano) su Twitter le voci perplesse o critiche. Fanno come due delle tre scimmiette: non vedono e non sentono…

Alla Congregazione per i vescovi invece la parola del Pontefice, soprattutto in tema di nomine, la porta il suo segretario particolare, Fabián Edgardo Marcelo Pedacchio Leániz; ma non si possono considerare questi interventi come esternazioni pontificie. Qualcuno invece si trova nominato portaparola papale su designazione diretta. E’ accaduto a Sch?nborn quando è stato chiesto al Pontefice quale fosse l’interpretazione corretta dell’Amoris Laetitia. Ogni tanto – raramente – entra in campo come relatore della mens papale il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, mentre appare defilato in questo campo il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin. Non mancano neanche sortite più occasionali.

Memorabile quella dell’arcivescovo Bruno Forte, che ha svelato un retroscena del Sinodo sulla Famiglia, relativo al Pontefice. In un incontro pubblico, il presule ha raccontato che Francesco gli avrebbe detto: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.” Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: “Tipico di un gesuita”.

E’ sembrato che parlasse a nome del Pontefice, in maniera indiretta, anche il Decano della Sacra Rota, mons. Pio Vito Pinto, quando suggeriva lo “sberrettamento” dei quattro cardinali dei Dubia, anche se adesso, dopo il pasticcio con lo Stato italiano a proposito degli avvocati e della registrazione delle sentenze di nullità sembra essere scivolato di qualche gradino nella corte pontificia. Il cardinale Coccopalmerio è sembrato rispondere a nome del Papa ai Dubia, mentre in Germania chi parla senza timore dicendo che cosa il Pontefice pensa e vuole è il cardinale di monaco, Marx. Insomma,  non mancano certo i canali di diffusione del papa-pensiero; e si capisce perché in questa folla Greg Burke preferisca non sgomitare.


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