Celibato e diaconesse Il "Papa pop" a tutto campo
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di Lorenzo Bertocchi09-03-2017 AA+A++

L’edizione italiana della celebre rivista musicale Rolling Stone dedicata una bella copertina al “Papa pop”, mentre l’impegnato settimanale tedesco Die Ziet pubblica una lunga, ennesima, intervista di Papa Francesco.

IL PAPA POP

Sulla bella cover gialla di Rolling Stone campeggia un Papa Francesco con pollice in su, vera icona per un lettore abituato a gesti easy. Ma perché il papa sulla copertina? Semplice, risponde la rivista, «perché dice cose di buon senso». E le direbbe talmente di buon senso che proprio per questo «la sua solitudine comincia a essere palpabile, di questi tempi». Già, perché ci sono «i nemici» che, come al solito, e senza troppa fantasia, vengono individualizzati nel cardinale statunitense Raymond Burke definito come «ultraconservatore, sostenitore della messa in latino, cardinale vestito da cardinale, buona conoscenza di uno degli strateghi di Trump». Insomma, tutt’altro che pop il cardinale Burke, con l’aggravante di essere dalla parte sbagliata in politica. Ma non c’è da preoccuparsi, spiegano quelli di Rolling Stone, ci ha pensato il gesuita Papa Francesco a buttarlo fuori dall’Ordine di Malta e confinarlo in quel di Guam.

Poco importa che le cose non siano andate precisamente così, l’importante è che la narrazione pop prosegua. Nel numero in edicola della nota rivista musicale lo storytelling in effetti continua: con articoli sulla prossima visita del Papa a Milano, a firma del principe dei vaticanisti, Andrea Tornielli; un’intervista al regista Ermanno Olmi che ha dedicato il suo ultimo film al cardinale Carlo Maria Martini, altra figura sufficientemente pop; e, last but non least, con un’intervista al più pop fra i direttori della rivista Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro SJ, che spiega come per Francesco «è il gesto la fonte della parole». Il Papa pop è un papa che fa.

IL CARD. BURKE “NON AGIVA PIU’ DA SOLO”

Sul più serioso settimanale tedesco Die Ziet esce, invece, una lunga intervista concessa direttamente dal Papa. Molti i temi affrontati tra cui anche quello del cardinal Burke che, dice Francesco, «non lo considero un nemico».

«Il problema nell'Ordine di Malta», risponde sulla recente diatriba che ha sconquassato l’antico ordine cavalleresco, «era piuttosto che il cardinal Burke non riusciva a trattare questa faccenda, perché non agiva più da solo. Non gli ho tolto il titolo di patrono. E' sempre ancora patrono dell'ordine di Malta, però si tratta di fare un po' di pulizia nell'Ordine e per questo ho mandato lì un delegato, che possiede un altro carisma rispetto a Burke». Quindi, per qualche motivo non esplicitato, sembra che il Papa affermi che il cardinale non era libero di agire, una dichiarazione abbastanza inusuale. Comunque a Guam, per una faccenda legata a un vecchio caso di abusi, il cardinale Burke non è stato mandato per punizione, ma «è andato lì per un terribile fatto. Per questo gli sono molto grato, lì c'era un grave caso di abuso e lui è un eccellente giurista, ma io credo che l'incarico sia già quasi svolto».

CRISI VOCAZIONALE E VIRI PROBATI

Di fronte a una crisi vocazionale epocale («La vocazione dei sacerdoti rappresenta un problema, è un enorme problema») Papa Francesco indica come possibile anche la strada dei viri probati, uomini sposati di provata fede a cui possono essere affidati compiti al pari dei sacerdoti. «Sul celibato volontario si parla spesso in questo contesto, specialmente lì dove manca il clero. Ma il celibato volontario non è una soluzione [...] Dobbiamo riflettere se quella dei viri probati è una possibilità. Allora dobbiamo anche stabilire quali compiti possono assumere, per esempio in comunità molto distanti».

Perché, chiede l’intervistatore, per la Chiesa cattolica questo non è il momento giusto per sciogliere il celibato o per allentarlo? «Per la Chiesa», risponde Francesco, «è sempre importante riconoscere il momento giusto, per riconoscere quando lo Spirito Santo richiede qualcosa. Per questo dicevo che sui viri probati si sta continuando a riflettere».

DIACONESSE

Da circa un anno è al lavoro una commissione che sta studiando la possibilità di aprire ad un ruolo specifico per le donne nella chiesa, le cosiddette diaconesse. I lavori, da quanto si dice, sono già a buon punto e dovrebbero portare proprio a una funzione riconosciuta, anche se non tramite ordinazione sacramentale. In qualche modo papa Francesco conferma. Infatti, rispondendo alla domanda sullo stato dei lavori della commissione ha detto che « (…) la domanda non è se esistevano donne ordinate, ma cosa facessero. Ha nominato tre cose: le donne aiutavano per il Battesimo, per l'unzione delle donne malate e, quando una donna si lamentava dal vescovo di esser stata picchiata dal marito, il vescovo mandava una diaconessa per controllare gli ematomi. Vediamo un po' la commissione cos'altro trova. A marzo, per quello che so io, si incontreranno per la terza volta e darò un'occhiata e mi informerò sullo stato della questione». Ha quindi ricordato che non bisogna avere paura.

PROSELITISMO E VOCAZIONI

Parlando della crisi demografica papa Francesco ha osservato che «dove non ci sono giovani uomini non ci sono neanche sacerdoti. Questo è un serio problema, che dovremo affrontare nel prossimo Sinodo sui giovani, e non ha nulla a che fare con il proselitismo. Tramite il proselitismo non si ottengono vocazioni...».

Scusi, domanda Giovanni di Lorenzo di Die Ziet, ma non capisco cosa significhi proselitismo.

«Questa è la predazione di credenti di altre fedi, come in un'organizzazione di beneficenza che attira soci. Allora arrivano molti giovani che non si sentono chiamati e che distruggeranno la Chiesa. E' decisiva la selezione».


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