Burke a Guam, Negri a casa: il messaggio è chiaro
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di Riccardo Cascioli16-02-2017 AA+A++

Il cardinale Raymond Burke spedito nell’isola di Guam, monsignor Luigi Negri a casa per limiti di età ma sostituito da un monsignor Giancarlo Perego che viene da tutti descritto come il suo opposto.

Decisioni di routine, scelte annunciate, coincidenze: tutto quel che si vuole, ma con l’aria che tira a Roma e con quanto sta avvenendo nella Chiesa, non sorprende certo che sui giornali online e sui social sia stata accreditata una interpretazione “punitiva” delle ultime decisioni.

Prendiamo il cardinale Burke: dopo essere stato silurato due anni fa dalla carica di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, è stato appena esautorato dal suo ruolo di cardinale patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, per i ben noti eventi. Formalmente riveste ancora quel ruolo, ma nei fatti è stato sostituito da monsignor Angelo Becciu, numero 2 della segreteria di Stato, che il Papa ha nominato Delegato pontificio per riportare sotto controllo l’Ordine di Malta. Burke è l’unico “non pensionato” dei cardinali che hanno presentato i Dubia a papa Francesco sull’Amoris Laetitia, e – vista la durissima campagna stampa che è stata montata contro di lui - nei giorni scorsi ci si chiedeva quale sarebbe stata la sua sorte. Ieri una prima, parziale, risposta.

Burke è già nella piccola isola della Micronesia, a oltre 12mila chilometri da Roma, famosa solo per ospitare un’importante base aeronavale statunitense. Qui deve raccogliere la deposizione di un ex chierichetto che ha denunciato per molestie l’ex arcivescovo di Guam, Anthony Apuron. Se poi debba istituire e seguire in loco il processo o tornare a Roma in tempi brevi non è dato sapere. Inoltre, formalmente la decisione dell’invio a Guam dipende dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma a nessuno sfugge il forte potere simbolico di questa “missione”: un altro prelato sgradito a papa Francesco viene allontanato da Roma, monito per tanti altri.

Messaggio analogo a quello passato per la sostituzione alla guida dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. Monsignor Negri aveva compiuto i canonici 75 anni lo scorso 26 novembre. Non sono neanche passati tre mesi ed è già pronto il suo sostituto, monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, l'organismo della CEI che si occupa di immigrati.

A nessuno è sfuggita la rapidità con cui il Papa ha “sistemato” l’arcidiocesi di Ferrara, rapidità che colpisce solo i vescovi non perfettamente allineati; una rapidità sorprendente soprattutto se messa a confronto con la calma con cui si provvede ad altre diocesi (ad Ancona il cardinale Menichelli è già nel terzo anno di proroga, ed è solo un esempio). E anche la persona che succederà a monsignor Negri il prossimo 4 giugno, sembra sia stata scelta apposta per contrapporgli un modello ben diverso di Chiesa: una Chiesa che non vuole conflitti con il mondo, che si occupa soprattutto del sociale, dei poveri e degli immigrati; una Chiesa il cui unico nemico sembra essere chi mostra perplessità sull’accoglienza senza se e senza ma agli immigrati.

Ieri, rivolgendosi alla città, monsignor Negri non ha ovviamente fatto alcun cenno polemico (ha anzi dato un caldo benvenuto al suo successore) ma ha ricordato il senso del cammino di questi quattro anni: amare e confermare la fede del «popolo che mi è stato affidato», nella granitica certezza che «la fede è l’unica vera grande risorsa che rende positiva la vita». Una fede che sa cogliere e accogliere l’umanità che incontra, come ci ricordano le toccanti parole pronunciate da monsignor Negri a commento del recente tragico delitto di Pontelangorino quando un adolescente, con l’aiuto del suo amichetto, ha ucciso i propri genitori. E ancora l’arcivescovo uscente ha ricordato come la Chiesa si edifica attorno alla presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. E anche qui, le parole ci richiamano un’altra decisione recente di monsignor Negri, quando ha chiesto che si celebrassero messe di riparazione in tutta la diocesi dopo un furto sacrilego di ostie consacrate.

Non è comunque una Chiesa chiusa o arroccata quella di cui parla monsignor Negri, tutt’altro: è una Chiesa che deve incontrare ed evangelizzare, consapevole di essere immersa in «una società senza Dio e contro Dio», e che proprio per questo mostra il suo «volto diabolico». Parole queste che a Ferrara probabilmente non si risentiranno molto presto.  

 


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