Bomba a Manchester durante un concerto Gli jihadisti festeggiano l'ennesima strage
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di Stefano Magni23-05-2017 AA+A++

Manchester, ieri, 22 maggio, alle 22,30 ora locale, secondo la prima ricostruzione della polizia, un uomo non ancora identificato si è fatto esplodere nel foyer dell’Arena di Manchester con un ordigno artigianale. Il luogo era affollatissimo, si era appena concluso il concerto di Ariana Grande, una delle più popolari pop star dell’ultima generazione Mtv. Il bilancio provvisorio è drammatico e si contano già 22 morti, ma è destinato a salire ancora.

“Ariana Grande aveva appena terminato la sua ultima canzone e aveva lasciato il palco quando abbiamo sentito una grande esplosione. All'improvviso tutti hanno iniziato a urlare e a correre verso l'uscita”, dice una testimone al Mail online. Secondo il segretario agli Interni Amber Rudd “è un attacco barbarico volto a uccidere deliberatamente i più vulnerabili”. Secondo testimoni, l’ordigno esploso era imbottito di chiodi per massimizzare il numero delle vittime. La rivendicazione non c’è ancora, ma le modalità dell’attacco fanno pensare chiaramente alla pista jihadista. I siti jihadisti, secondo il sito web Site che li passa al vaglio,  stanno già celebrando l’attentato. Ci sarebbe anche il video di un uomo a volto coperto, che potrebbe essere l’attentatore. Ariana Grande non ha messaggi politici da cantare, non è certo Bono, non si tratta di una bomba come quella che l’Ira fece scoppiare nel concerto degli U2 del 1984. Il concerto è stato scelto esclusivamente per l’affollamento del pubblico. Il terrorista voleva provocare più morti possibili, non aveva altri fini. Ariana Grande piace a tutte le età, anche ai bambini. E ce n’erano tanti anche nel pubblico, almeno uno anche fra le vittime.

Prova difficile per Theresa May, alle prese con il secondo attentato da quando è premier, adesso alla vigilia delle prossime elezioni (da oggi la campagna è stata sospesa). Il Comitato Cobra per le emergenze di sicurezza nazionale si è riunito questa mattina per decidere come affrontare la questione. Dopo l’attentato di Londra del 22 marzo scorso l’allerta terrorismo era già notevolmente innalzata. Il Regno Unito era già alle prese con il terrorismo jihadista almeno da 12 anni, dal primo attentato di Al Qaeda alla capitale, dunque non si può dire che sia un problema nuovo per le forze di sicurezza britanniche. Tuttavia, sempre stando alle prime ricostruzioni, l’attentatore di Manchester, così come quello di Londra di due mesi fa, era un “lupo solitario”. Ha agito da solo, con una bomba fatta in casa. A novembre, l'Isis aveva diffuso su Internet istruzioni dettagliate su come costruirne una. Per cui la possibilità di prevenirlo era molto bassa, a giudicare da un’esperienza ormai lunga di attacchi in tutta Europa. Da tutti i leader europei e mondiali, dal presidente cinese Xi Jinping al premier italiano Paolo Gentiloni, arrivano messaggi di solidarietà. Anche perché tutti loro sanno che il loro paese non è esente dallo stesso pericolo.


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