Accordo Cina-Vaticano, Zen svela l'inganno di Pechino
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di Luca Paci16-07-2017 AA+A++

Il cardinale e arcivescovo emerito di Hong Kong Joseph Zen è tornato a criticare con fermezza le trattative tra il Vaticano e il Governo cinese per un accordo sul reciproco riconoscimento della Chiesa sotterranea fedele a Roma e la Chiesa patriottica controllata da Pechino. In un’intervista video di 30 minuti pubblicata venerdì 14 luglio dalla testata web Polonia Christiana, il cardinale Zen ha bocciato i termini dell’accordo, che le due autorità sarebbero prossime a chiudere, circa la nomina dei vescovi e del presidente della conferenza episcopale cinese.

L’ottantacinquenne porporato sostiene che Papa Francesco potrà anche credere che tutto andrà bene con la nuova intesa, perché "sulla carta" il governo approva le elezioni alla conferenza episcopale e poi il Pontefice da l'ultima parola. "Ma sia le elezioni e sia la conferenza episcopale sono false", questo per il semplice motivo che  il Papa “non può dire per sempre di no ai vescovi suggeriti”.

Zen spiega alla testata polacca che non ci sono vere elezioni in Cina. "Tutto è fissato prima", nella Chiesa patriottica non c’è una reale discussione, i presuli “si incontrano quando sono chiamati dal governo. Il governo fornisce istruzioni e loro obbediscono”. Il tutto mentre “il capo dell’ufficio governativo per gli affari religiosi presiede la conferenza sorridendo”.  

L’arcivescovo emerito di Hong Kong ricorda quindi alla Santa Sede che l’unico obiettivo del governo cinese è controllare ogni aspetto della vita pubblica e privata dei cittadini cinesi. A chi lo accusa di chiudere la porta alle iniziative di confronto e riconciliazione il cardinale Zen risponde che il “dialogo è importante ma se alla fine del dialogo si rimane su posizioni diverse si può dire scusateci non possiamo concludere, ci vedremo la prossima volta se avremo cose nuove da dire”. Secondo Zen dalle autorità comuniste non è arrivato alcun segno di buona volontà ma solo la determinazione di riaffermare che comandano loro, mentre il Papa, da canto suo, “non può rinunciare alla sua autorità”.

Il cardinale paragona la corrente situazione con le dure repressioni degli anni Cinquanta e Sessanta, spiegando che la situazione per certi versi oggi è peggiore perché la Chiesa è stata indebolita. “Sono veramente dispiaciuto nel dover dire che il governo non è cambiato ma la Santa Sede sta adottando una strategia sbagliata”. 

“Sono troppo ansiosi di dialogo – prosegue Zen - in modo da dire a tutti di non creare disturbi e di obbedire al governo”.

Perché questo atteggiamento? L’analisti offerta dal porporato ha dei risvolti storico culturali: “Papa Francesco ha vissuto il comunismo dell’America Latina, non una forma totalitaria come in Cina o in Polonia”. “Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno capito la situazione perché hanno provato le dittature totalitarie nazista e comunista, mentre Papa Francesco è confuso”.

Nell’intervista fanno notare al porporato che nel corso di due millenni di storia diversi re e imperatori hanno nominato vescovi, ma Zen chiarisce che si trattava comunque di re e imperatori cristiani e non di un regime ateista comunista che mira a distruggere la Chiesa o, quanto meno, a renderla molto più debole.

Per rendere l’idea del livello di controllo assoluto esercitato dallo Stato, il porporato racconta inoltre che le autorità cinesi tollerano la venerazione della Madonna e la possibilità di portare statue e immagini della Vergine, tranne quelle che ritraggono la Madonna di Fatima, perché Maria nella località portoghese ha espresso le profezie sul pericolo del comunismo prima che salisse al potere. “È simpatico – ha detto il porporato con il sorriso sulle labbra - perché di Madonna in realtà ne esiste una sola”.

Il cardinale ha infine ricordato che in Cina non esiste libertà di parola e chi dissente pubblicamente viene immediatamente arrestato e umiliato. “Una volta i preti ammonivano chi andava alla chiesa ufficiale cinese – afferma in chiusura dell’intervista Zen - ma ora con il nuovo atteggiamento del Vaticano qualche fedele preferisce andare nella chiese patriottiche per non correre alcun rischio”. Tutto questo crea confusione e molti cattolici – riferisce con rammarico il cardinale – non conoscono nemmeno la differenza tra la Chiesa sotterranea e quella ufficiale.

Che la strada per un accordo sia tutt’altro che in discesa lo testimonia anche la recente drammatica sparizione di mons. Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale. Secondo quanto riporta Avvenire, la scomparsa risale al 18 maggio scorso, quando si è recato verso sera all’ufficio per gli affari religiosi della provincia di Zhejiang che lo aveva convocato. Il giorno dopo, a quanto hanno riferito l’agenzia stampa cattolica asiatica Ucanews e il sito Eglises d’Asie, avrebbe chiesto che gli venisse recapitato il vino per la Messa. Da allora non è più raggiungibile.

A fine giugno è intervenuto anche il Vaticano con una nota del direttore della Sala Stampa Greg Burke, in cui la Santa Sede di dice “profondamente addolorata per questo e per altri simili episodi che purtroppo non facilitano cammini di intendimento”.

Da Pechino per il momento alcuna risposta, il dialogo per il momento non sembra dare i frutti sperati.


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