a cura di Riccardo Cascioli
  • Brasile

Amazzonia, voci contrastanti sulla deforestazione in atto

 

Gli scienziati dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, Inpe,sostengono che la foresta amazzonica ha patito perdite a un ritmo accelerato da quando lo scorso gennaio Jair Bolsonaro è diventato presidente del paese. Dati ricavati da recenti osservazioni via satellite, dicono, mostrano che nei primi 15 giorni di luglio sono stati disboscati più di 1.000 chilometri quadrati di foresta pluviale: il 68% in più rispetto all’intero mese di luglio del 2018. Il presidente Bolsonaro, parlando alla stampa straniera, ha detto che i dati non corrispondono alla verità e ha accusato l’Istituto ricerche spaziali di mentire a proposito dell’entità della deforestazione. Ha detto che l’istituto sta danneggiando la reputazione del Brasile all’estero pubblicando quei dati falsi e che intende avere un incontro con il capo dell’istituto per discutere la questione. L’Inpe ha replicato che i dati pubblicati sono accurati al 95%. Diversi istituti scientifici, inclusa la Accademia brasiliana delle scienze, hanno difeso l’Istituto nazionale di ricerche spaziali e l’accuratezza delle sue rilevazioni. L’accusa al presidente Bolsonaro e ai suoi ministri è di aver ridotto le sanzioni, i sequestri di legname e le condanne per crimini ambientali determinando così il rapido aumento delle aree disboscate, adibite per lo più a pascolo per il bestiame. Nel decennio trascorso i precedenti governi si erano invece impegnati a ridurre la deforestazione, dice l’opposizione dando credito ai dati dell’Inpe.