a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Altro sangue di cristiani versato a Pasqua

 Il 2 aprile, lunedì dell’Angelo, in Pakistan, quattro cristiani sono stati uccisi in un attacco che è stato rivendicato dall’Isis, lo Stato islamico. È successo a Quetta, nel Balochistan, in un quartiere a maggioranza cristiana. Le vittime erano parenti. Tre di loro, residenti in un villaggio vicino a Lahore, erano in visita ai famigliari, per festeggiare insieme la Pasqua. Stavano andando in una gelateria a bordo di un rick-shaw quando sono stati aggrediti per strada, in pieno giorno, da uomini arrivati a bordo di una motocicletta. Una bambina di nove anni è sopravvissuta, ferita a una gamba. Sono stati uccisi, scelti a caso, per nessun altra ragione che il fatto di essere cristiani. Il giorno successivo uomini armati di bastoni sono penetrati nella Gospel Assembly Church in un villaggio del distretto di Sahiwal e hanno picchiato i fedeli. Tra i feriti ci sono anche delle donne e dei bambini. La polizia non ha avviato indagini per individuare i colpevoli. “Continuamo a subire minacce – ha raccontato ad AsiaNews il reverendo Simon Bashir, pastore della Bethel Memorial Methodist Church, dove un attentatore si è fatto esplodere a dicembre uccidendo nove persone e ferendone più di 40 – a gennaio qualcuno ha marchiato con una X le colonne della chiesa. Poi diverse famiglie hanno ricevuto telefonate anonime in cui si diceva che le violenze non avrebbero risparmiato nemmeno i cani dei cristiani”. Tutto il quartiere – spiega un catechista – è in preda alla paura”. Tuttavia al funerale dell’unica vittima residente a Quetta hanno partecipato più di 300 persone. “La tragedia ha spento lo spirito della Pasqua in tutto il paese – racconta Padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore nazionale della Commissione nazionale Giustizia e Pace – colpire e uccidere le minoranze religiose è diventata una moda. Le nostre celebrazioni religiose rimangono un bersaglio per i terroristi”. Da tre anni gli attacchi dei militanti islamisti si moltiplicano. È da 2014 che nel paese si sono insediate delle cellule Isis. Per fermare l’infiltrazione di estremisti armati nel marzo 2017 il governo aveva annunciato la costruzione lungo i 2.400 chilometri della frontiera con l’Afghanistan di una recinzione alta tre metri e munita di filo spinato. Finora ne sono state costruite alcune decine di chilometri.