a cura di Benedetta Frigerio
  • L'INTERVISTA SU GLOBAL TIMES

Accordo Cina-Vaticano, parla Parolin

Pietro Parolin

Il Segretario di Stato Pietro Parolin è stato intervistato dal Global Times, il quotidiano ufficiale del regime cinese in lingua inglese. A proposito dei fini dell’accordo temporaneo, nella sua intervista, Parolin dichiara agli intervistatori Francesco Sisci e Zhang Yu, che: “La Cina e la Santa Sede non stanno discutendo sulla teoria dei rispettivi sistemi, né vogliono riaprire questioni che appartengono ormai alla storia. Stiamo invece cercando soluzioni pratiche per la vita di persone concrete, che desiderano praticare serenamente la loro fede ed offrire un contributo positivo al proprio Paese.”. Riguardo a coloro che sono critici nei confronti degli accordi (il Global Times non li nomina, ma probabilmente alludono al cardinal Zen, di Hong Kong), mons. Parolin risponde che, vista la complessità della materia trattata e la difficoltà della questione, “non c’è da stupirsi di fronte alle critiche, che possono sorgere sia all’interno della Chiesa sia in Cina o in altre parti, per un’apertura che può apparire inedita dopo un così lungo periodo di confronto”.

La “sinicizzazione” è il principio in base al quale il regime cinese sta rimuovendo simboli cristiani, censurando e sequestrando letteratura cristiana, chiudendo o demolendo chiese, perché ritiene tutto ciò incompatibile con i valori cinesi. Anche il cristianesimo stesso, secondo l’interpretazione più rigorista della sinicizzazione, è frutto dell’influenza occidentale, dunque intrinsecamente anti-cinese. Su questa spinosa questione Parolin risponde molto diplomaticamente: “L’inculturazione è condizione essenziale per un buon annuncio del Vangelo, che per portare frutto richiede, da un lato, la salvaguardia della sua autentica purezza e della sua integrità e, dall’altro, di essere declinato secondo la peculiare esperienza di ciascun popolo e cultura. Ne è testimonianza esemplare la feconda esperienza di Matteo Ricci che ha saputo farsi autenticamente cinese all’insegna dei valori dell’amicizia umana e dell’amore cristiano. Per il futuro, sarà certamente importante approfondire questo tema, specialmente il rapporto tra ‘inculturazione’ e ‘sinicizzazione’, avendo presente che la leadership cinese ha avuto modo di ribadire la volontà di non intaccare la natura e la dottrina delle singole religioni”.

Monsignor Parolin ritiene che la politica di dialogo stia portando ai primi frutti, riguardo la sua speranza, dice: “Di essa abbiamo visto le prime realizzazioni e, con la grazia di Dio, ne vedremo di ulteriori, a beneficio di tutta la comunità cattolica cinese, che abbraccio fraternamente — in primo luogo quanti hanno maggiormente sofferto e soffrono — e di tutta la popolazione di quel Paese, alla quale auguro sinceramente ogni bene”.