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Abusi, vescovi a rapporto ma si elude il vero problema

Il Papa ha infine convocato a Roma i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo dal 21 al 24 febbraio 2019, per discutere del tema degli abusi sessuali. Vuol dire che l’ondata di rivelazioni recenti, incluso il memoriale di monsignor Viganò, sulle coperture a tutti i livelli di preti e vescovi protagonisti di veri e propri crimini, non è affatto frutto di una cospirazione contro papa Francesco. C’è un problema serio, drammatico, che va affrontato e finalmente da Roma arriva un segnale.

Ma le buone notizie (se così si può dire) si fermano qui.

La decisione di convocare tale assemblea per febbraio è infatti una risposta tiepida alla richiesta di annullare il Sinodo dedicato ai giovani, tra meno di un mese, mettendo invece all’ordine del giorno il tema degli abusi. Il primo a scrivere al Papa per chiedere questo Sinodo urgente è stato l’arcivescovo di Philadelphia, monsignor Charles Chaput, ma nel giro di pochi giorni diversi altri vescovi americani si sono accodati alla richiesta. Negli Stati Uniti, e non solo, si percepisce l’urgenza di affrontare la questione che, non per niente, l’altro giorno il prefetto della Casa Pontificia nonché segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gaenswein, ha definito «l’11 settembre della Chiesa».

Il presidente dei vescovi americani, il cardinale Daniel Di Nardo, ha anche chiesto udienza al Papa (dovrebbe vederlo oggi) per avere il suo appoggio in un’indagine che prende le mosse dalle dichiarazioni di monsignor Viganò. Dunque, mentre nella Chiesa si percepisce la gravità della situazione e l’urgenza di affrontarla al massimo livello, la risposta in Vaticano va nel senso di guadagnare tempo. Forse c’è chi spera che col passare dei mesi la vicenda degli abusi sessuali si acquieti, abbandonando le prime pagine dei giornali, ma dall’aria che tira si ha invece l’impressione che da qui ai prossimi mesi i dossier possano moltiplicarsi.

Proprio ieri è stato rivelato il contenuto di una lunga indagine voluta dalla Conferenza episcopale tedesca sugli abusi commessi in Germania dal 1946 al 2014: 3.677 minori abusati sessualmente da 1.670 preti e religiosi. E in gran parte i vescovi hanno gestito le situazioni semplicemente spostando il sacerdote responsabile da una parrocchia all’altra. Si tratta in ogni caso di numeri sconvolgenti che richiedono una riflessione urgente. E a questo punto c’è da aspettarsi che altri dossier escano fuori anche da altri paesi.

Ma oltre ai tempi di reazione, a lasciare poco tranquilli è anche l’approccio al tema. La convocazione per l’incontro di febbraio parla semplicemente di “protezione dei minori”, ed evita accuratamente di porre il tema dell’omosessualità nel clero. Si insiste a parlare esclusivamente di pedofilia, quando è chiaro che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di attrazione omosessuale e di abusi compiuti su adolescenti e oltre. Esemplare il caso del cardinale McCarrick: escluso un caso accertato di minore abusato, tutti i suoi atti sodomiti sono stati compiuti con seminaristi o giovani preti. E in ogni caso, come andiamo dicendo da anni, il problema sta nel sistema che si è ormai creato al vertice della Chiesa, con una lobby gay che mira non solo a coprire la propria immoralità, ma a cambiare il Catechismo legittimando l’omosessualità.

Basterebbe leggere i tanti commenti di queste settimane dei soliti intellettuali e giornalisti, ben inseriti nella corte papale, per capire che si sta approfittando del polverone che si è alzato proprio per legittimare la presenza di sacerdoti omosessuali. Il solito padre James Martin ha addirittura evocato il fantasma del nazismo (con riferimento alla persecuzione degli omosessuali) per mettere fuori gioco chi pone il problema dell’omoeresia. Rifiutando il dato di fatto che emerge dalle inchieste sugli abusi e, cioè, il legame con le tendenze omosessuali,  l’importante, si dice, è la castità – che peraltro riguarda tutti -, e poi ci sono ottimi preti che sono omosessuali.

È la mentalità del mondo che è entrata nella Chiesa, come aveva denunciato papa Benedetto XVI nella Lettera alla Chiesa d’Irlanda del 2010 in cui chiedeva un anno di penitenza e preghiera per riparare agli abusi commessi. È evidente che la cultura gay, che oggi domina nel mondo, è penetrata a fondo anche nella Chiesa e oggi ne stiamo vedendo i frutti.

Evitare questo argomento nell’incontro con i vescovi, non ribadire con chiarezza la verità sull’uomo e quindi sul progetto di Dio riguardo alla sessualità e all’amore, significa non volere andare al cuore della questione, ma ridurre il problema degli abusi a una questione di “polizia”, con tanto di misure preventive. O addirittura coprire, nel condannare la pedofilia, il tentativo di promuovere l’omosessualità nel clero.

Un esempio è proprio l’indagine della Chiesa tedesca cui abbiamo accennato sopra. A conclusione del rapporto, gli estensori sostengono che la causa degli abusi sessuali è da ricercarsi nella “morale sessuale rigida”, nel celibato dei sacerdoti e nel rifiuto dell’omosessualità. Possiamo scommettere che questa sarà la linea che verrà tenuta anche dalla Corte vaticana e dai “Guardiani della Rivoluzione”.

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