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A Singapore fra Usa e Nord Corea son freddi sorrisi

Lo scorso giugno, a Singapore, la storica stretta di mano fra Donald Trump e Kim Jong-un. In questi giorni, sempre a Singapore, ci sono meno sorrisi. Fra i sospetti che i nordcoreani stiano sistematicamente aggirando le sanzioni, il processo di pace continua. Ma senza illusioni. 

La stretta di mano fra Mike Pompeo e Ri Yong-ho

Lo scorso giugno, a Singapore, il presidente Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si erano stretti la mano per la prima volta in uno storico incontro. Il primo summit in assoluto fra Usa e Corea del Nord pareva spianare la strada ad una pacificazione, più che una solita distensione temporanea. In questi giorni, a Singapore, i sorrisi sono molto più freddi. Nonostante qualche passo avanti significativo, sono molte le preoccupazioni che circondano il programma di de-nuclearizzazione della Corea del Nord, primo passo da compiere verso un accordo di pace definitivo. Pare, infatti, che i nordcoreani stiano portando avanti il loro programma nucleare militare e anche quello missilistico. E anche la Russia non aiuta, allentando le sanzioni economiche prima del tempo.

Che la Corea del Nord stia proseguendo nella produzione nucleare è rivelato dall’ultimo report del Consiglio di Sicurezza, il massimo organo dell’Onu da cui dipendono le sanzioni internazionali al “regno eremita”. Oltre al programma nucleare, i nordcoreani starebbero violando le sanzioni anche vendendo armi. Il report rivela un’intensificazione dei trasferimenti segreti, da nave a nave, di armi in cambio di prodotti petroliferi. Il contrabbando di armi sarebbe destinato a Libia, Yemen e Sudan e gestito da intermediari stranieri. Anche l’intelligence statunitense, oltre all’Onu, rileverebbe gravi violazioni delle sanzioni. A quanto risulta da immagini satellitari, la Corea del Nord avrebbe intrapreso la costruzione di nuovi missili balistici.

A Singapore, in occasione del summit dell’Asean (l’associazione economica delle nazioni del Sudest asiatico), il segretario di Stato americano Mike Pompeo si è comunque mostrato ottimista e pronto a proseguire nel dialogo con la Corea del Nord. Certo è che le informazioni raccolte prima del summit non sono affatto incoraggianti, ma “Il lavoro è iniziato, il processo di denuclearizzazione della penisola coreana è tale da ritenere che occorra ancora del tempo”, prima che produca i primi risultati tangibili. Il summit di Singapore di giugno non ha sancito la revoca delle sanzioni. Esse restano in piedi, per spingere il “regno eremita” a rispettare i suoi impegni. Pompeo ha sottolineato l’importanza di mantenere una “pressione diplomatica ed economica” sul regime di Pyongyang per arrivare alla “finale, completa e verificabile denuclearizzazione”. Ha anche dato una strigliata alla Russia, che allentando unilateralmente le sanzioni economiche, ha dato ben 700 permessi di lavoro a cittadini nordcoreani, ha accolto in tutto l’anno 10mila nuovi lavoratori nordcoreani ed ha avviato nuove joint ventures con istituzioni nordcoreane. E anche la Cina, a Singapore, ha discusso con la Corea del Nord nuovi accordi economici, evitando di parlare della questione nucleare. Da un punto di vista americano, questa politica russa e cinese potrebbe costituire una forma di sabotaggio del processo di pace.

Alle esortazioni di Pompeo sul mantenimento della pressione economica ai danni del suo paese, il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho ha dichiarato che le azioni statunitensi siano “allarmanti”. In precedenza, Ri aveva parlato dell’atteggiamento “da gangster” della diplomazia statunitense. Il ministro di Pyongyang ha esortato gli Usa a compiere passi che dimostrino fiducia nell’interlocutore, altrimenti “La fiducia reciproca non sarà costruita e applicare la dichiarazione congiunta (di giugno, ndr) incontrerà delle difficoltà”.

Non tutto è perduto, comunque. E’ troppo presto per parlare di “fine del processo di pace”. Il rapporto confidenziale fra Trump e Kim prosegue con la consegna (nelle mani di Ri Yong-ho) di una lettera personale del presidente americano al leader nordcoreano. Si sa solo che è un messaggio “cordiale”, ma non sono stati rivelati i suoi contenuti. Il contatto personale, in ogni caso continua. E proprio nella settimana che si è appena conclusa, con un gesto di distensione dalla forte carica simbolica, la Corea del Nord ha riconsegnato agli Usa i resti dei soldati americani morti nella guerra del 1950-53. Vivian Balakrishnan, ministro degli Esteri di Singapore, è cautamente ottimista. Ritiene che fra i suoi omologhi americano e nordcoreano vi sia stato un confronto di “franco in modo brutale”, ma “si è riconosciuto un certo progresso”.