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8 marzo, segnali incoraggianti nel mondo arabo

Mentre in Italia l'8 marzo è come al solito caratterizzato dalle polemiche, nel mondo arabo ci sono segnali nuovi come le dichiarazioni del Grande Imam secondo cui «la poligamia è un’ingiustizia per le donne». E anche la sentenza italiana su Sumaya Abdel Qader segna un'importante novità.

In Italia l'otto marzo è come sempre accompagnato da polemiche su questo o quel fatto di cronaca. Ma puntando gli occhi fuori dalla penisola è incoraggiante registrare significativi passi in avanti nei Paesi dove la donna viene ancora considerata la metà di un uomo di fronte alla legge. Ne sono d’esempio le iniziative promosse dal governo marocchino per la promozione del ruolo della donna nella società e nel mondo del lavoro; le riforme avviate dalla nuova leadership saudita, che ha le donne come protagoniste di un processo di cambiamento epocale che si ripercuoterà in senso positivo in tutto il mondo arabo e musulmano; l’Anno della tolleranza indetto dagli Emirati Arabi Uniti, che prevede iniziative specifiche a favore delle donne, e la dichiarazione sulla «Fratellanza umana» siglata con Papa Francesco ad Abu Dhabi, con cui il Grande Imam della moschea di Al-Azhar in Egitto, Ahmed Al Tayeb, si è impegnato a promuovere i diritti delle donne all’educazione e al lavoro, nonché la loro libertà di esercitare i diritti politici, invocando a tal fine l’adozione di misure legislative ad hoc.

Gli scettici e i detrattori di professione sono stati ulteriormente smentiti dalle recenti dichiarazioni televisive del Grande Imam, secondo cui “la poligamia è un’ingiustizia per le donne e il frutto di una mancanza di comprensione del Corano e della tradizione del Profeta. Sbagliano quanti affermano che il matrimonio deve essere poligamo”. Al Tayeb ha poi specificato di non aver voluto invocare l’abolizione della poligamia, per la quale un numero cospicuo di egiziani sembra ancora non essere culturalmente pronto, ma ha posto la questione della posizione della donna musulmana in società, aggiungendo su Twitter che “le donne rappresentano metà della società, se non ci prendiamo cura di loro è come se camminassimo solo con un piede”. Affermazioni rivoluzionarie che confermano l’avvedutezza della politica di dialogo del Vaticano con Al-Azhar e con gli Emirati Arabi Uniti, che hanno promosso l’incontro di Abu Dhabi.

Tornando all’Italia, una nota positiva che si collega agli sviluppi mediorientali ci giunge dal Tribunale di Milano. Il giudice per le indagini preliminari ha negato l’esistenza di qualsivoglia diffamazione negli articoli pubblicati da diversi giornali nel 2016, che associavano la consigliera comunale del PD, Sumaya Abdel Qader, all’estremismo dei Fratelli Musulmani, per via della sua affiliazione alla Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa, braccio operativo della Fratellanza a Bruxelles, la cui agenda fondamentalista è supportata da Qatar e Turchia.

La decisione del giudice ha una straordinaria rilevanza, perché riconosce che i Fratelli Musulmani sono un’organizzazione estremista, ponendo le basi per la messa fuori legge di ogni movimento o associazione che ne sono espressione, diretta o indiretta: un provvedimento in linea con quelli già adottati dai paesi del Quartetto arabo contro il terrorismo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto) e che sarebbe di fondamentale importanza per l’avanzamento della condizione della donna musulmana anche in Italia. Il velo identitario orgogliosamente indossato dalle donne dei Fratelli musulmani è ciò che il mondo arabo moderato vuole definitivamente rimuovere dal proprio orizzonte sociale e culturale, come dimostrato dal Grande Imam di Al-Azhar.

Ci sono ancora troppi ostacoli in Italia, e non solo dalle parti del PD, affinché una legge che dichiari fuori legge i Fratelli Musulmani venga approvata. Ricordiamoci quindi di questo 8 marzo per le sfide che le donne devono ancora vincere per far valere pienamente i propri diritti.