a cura di Riccardo Cascioli
  • Afghanistan

3,7 milioni di bambini afghani, metà di quelli in età scolare, non frequentano la scuola

In Afghanistan 3,7 milioni di bambini di età compresa tra 7 e 17 anni, pari alla metà dei ragazzi in età scolare, non vanno a scuola. Lo rivela un rapporto dell’agenzia Onu per l’infanzia, Unicef. Uno dei motivi è l’insicurezza crescente. Nel 2018 gli attacchi alle scuole sono triplicati rispetto al 2017. Ne sono stati registrati 192, rispetto ai 68 dell’anno precedente. Di conseguenza sono stati chiusi più di mille istituti e circa mezzo milione di bambini sono rimasti a casa. Un altro problema, spiega l’agenzia di stampa AsiaNews che ha esaminato il rapporto Unicef, è la carenza di insegnanti, che spesso vengono uccisi o feriti durante gli attentati. Inoltre solo il 48% degli insegnanti ha un titolo di studio pari a una laurea. Molti non hanno una formazione adeguata. La situazione più grave è quella delle bambine: circa il 60% del totale non frequenta la scuola. Commentando i dati, padre Giuseppe Moretti, cappellano all’ambasciata italiana a Kabul, spiega che “l’ineguaglianza nell’accesso all’istruzione per le ragazze è retaggio della profonda discriminazione di genere esistente fin dal dominio dei talebani (1996-2001), che le emarginava e le considerava ‘adatte’ solo a stare in casa vietando loro di studiare. Inoltre il numero limitato d’insegnanti donne aggrava la situazione”. Che una generazione di giovani cresca priva di istruzione pone una ipoteca sul futuro del paese. “La scuola è fondamentale per la costruzione della democrazia – dice padre Giuseppe – qui manca la creazione di una classe dirigente responsabile e che abbia come programmi fondamentali quelli su cui si fondano le basi della democrazia. Se sul nascere, fin dalla scuola elementare, c’è l’aborto alla cultura proibendo a bambine e bambini di andare a scuola, l’embrione non diventerà mai adulto, mai un essere vivente”.